Default aziende in aumento nel 2016: tutta colpa del crollo del petrolio

Salgono a 50 miliardi di dollari i crediti andati in fumo delle aziende (default) da inizio anno. Il trend è destinato a salire

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Salgono a 50 miliardi di dollari i crediti andati in fumo delle aziende (default) da inizio anno. Il trend è destinato a salire

Aumentano i default aziendali. E con essi se ne vanno in fumo anche i risparmi di azionisti e di obbligazionisti che spesso non riescono a recuperare nemmeno il 10% del loro capitale investito. Se va bene, le società più grosse riescono a rinegoziare i loro debiti o a tagliarli convertendoli in azioni, come per il recente caso della multinazionale spagnola Abengoa, ma anche in questi casi il recupero del capitale investito resta basso, intorno al 20-25% del valore nominale dei bond. Stando alle statistiche, da inizio anno le aziende nel mondo sono state protagoniste di default su debiti per 50 miliardi di dollari: il numero di società che non sta onorando i propri doveri con i creditori sta crescendo al passo piu’ rapido dall’ultima crisi finanziaria del 2009. Lo scrive il Financial Times citando un’analisi di Standard & Poor’s. Il numero di default e’ salito di cinque solo nell’ultima settimana, quando la prima azienda europea e’ finita in questa categoria (la norvegese Norske Skogindustrier). Il totale fino ad ora per il 2016 e’ pari a 46. Quasi la meta’ dei dafault fa riferimento ad aziende del settore del petrolio e del gas. Alcuni esempi? Peabody Energy, Energy XXI, Midstates e Petroleum, gruppi in ritardo sui pagamenti di interessi agli obbligazionisti.  

Indebitamento record per le aziende USA, aumentano i default

  La colpa e’ da attribuire allo scivolone del greggio, che seppur rimbalzato dai minimi di gennaio resta in calo del 60% dal picco del giugno 2014. Standard & Poor’s prevede che il 4% delle aziende americane che non hanno un investment grade fallira’ nel 2016, il doppio del 2014. Il problema riguarda più prettamente gli Stati Uniti dove – secondo Bloomberg – le aziende corporate hanno raggiunto un livello medio di indebitamento record. Gli analisti spiegano infatti che gli Stati Uniti hanno il più alto debito corporativo di sempre, con una leva finanziaria mai vista che aumenta il potenziale di disastri in caso di default. Questo perché la Federal Reserve Bank (Fed) con il suo quantitative easing, da un lato ha favorito le grandi corporations a finanziarsi a tassi quasi nulli pur non avendone bisogno e, dall’altro, ha permesso ad aziende in difficoltà di stare a galla in attesa di tempi migliori. Ma il crollo della domanda di manufatti e del mercato interno americano ha determinato anche un tonfo dei prezzi delle materie prime mettendo in ginocchio molte società che basano il proprio bilancio su un elevato leverage. Molte di queste società, attive soprattutto nel settore Oil & Gas e minerario, hanno usato il denaro a buon mercato per rifinanziare i debiti o per fare buy back, rinunciando a investire in assets o a migliorare i progetti di sviluppo. Il risultato è che, con l’aumento dei tassi in USA, le società più indebitate non riusciranno più a prendere a prestito denaro a tassi agevolati  e, con il prezzo del petrolio e delle materie prime in generale ai minimi termini, saranno costrette a portare i libri in tribunale. Del resto, i costi di produzione (basti pensare solo alle ditte attive nel Shale Oil) sono talmente elevati che stare sul mercato sarebbe impossibile con il prezzo del petrolio ai minimi storici.

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Argomenti: Macroeconomia, Obbligazioni High Yield, Obbligazioni Abengoa

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