Debito pubblico, BTP, quantitative easing e il gioco delle tre carte

Le banche chiedono più BTP allo Stato che poi venderanno alla BCE con laute plusvalenze. E il debito pubblico sale. Così funzioneranno gli stimoli fiscali per rilanciare l’economia

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Le banche chiedono più BTP allo Stato che poi venderanno alla BCE con laute plusvalenze. E il debito pubblico sale. Così funzioneranno gli stimoli fiscali per rilanciare l’economia

Non è più una questione di se, ma di quando. Il “quantitative easing” europeo sarà presto realtà, probabilmente in autunno dopo che la Fed avrà terminato la sua politica di stimoli monetari. La BCE, nonostante la ferrea opposizione della Bundesbank, si appresta a lanciarlo per far ripartire l’economia o, meglio, per impedire che si fermi. Un’operazione che vedrà Mario Draghi impegnato in un programma di immissione di liquidità nel sistema bancario contro l’acquisto di titoli di stato secondo i pesi del Pil dei singoli stati europei. Le cosidette “misure non convenzionali” di cui si parla ormai da mesi. In questo senso l’Italia dovrebbe trarne il maggior vantaggio, essendo lo stato più indebitato d’Europa, oltre che il terzo più gravato al mondo. Ma come funziona esattamente il “quantitive easing (Qe)” e chi realmente ne beneficerà?   Il quantitative easing sarà per le banche italiane   [fumettoforumright]A differenza che negli USA, però, il Qe europeo non avrà lo stesso impatto sull’economia reale. Questo appare abbastanza evidente. Secondo gli esperti di Barclay, la profonda differenza in ambito fiscale e del mercato del lavoro fra i singoli stati europei, rischia di vanificarne gli effetti sull’economia e la ripresa resterà un miraggio. La mancanza di riforme strutturali in Italia impedirà che il denaro immesso nel circuito bancario arrivi, se non in minima parte, a famiglie e imprese. A chi gioverà quindi il Qe? La risposta è semplice: alle banche. Ancora e sempre alle banche, che devono affrontare la prova degli stress test in vista dell’avvio dell’Unione Bancaria Europea. Forme di Qe, del resto, erano state già praticate dalla BCE nel 2010-2011 sotto forma di acquisto di titoli pubblici nel mercato secondario e il risultato fu proprio quello che alle imprese e alle famiglie italiane non arrivò un euro. Ora economisti ed esperti pensano che gli effetti saranno diversi, ma si sbagliano. Certo, a lungo termine, probabilmente ci sarà una ripresa economica, ma sarà comunque flebile perché il mercato italiano ha bisogno di riforme, di sburocratizzazione, di taglio drastico alla spesa pubblica e di garanzie per le imprese che al momento non esistono. Nel breve, invece, faranno festa le banche.   Le banche indebitano lo Stato per speculare col quantitative easing   E non ci vuole molto a capirlo. Il debito pubblico italiano ha raggiunto la cifra record di 2.168 miliardi di euro. In particolare, però, il Tesoro ha recentemente accumulato riserve per 105 miliardi di euro con l’emissione di più BTP di quanto fosse necessario. In altre parole si è indebitato più del dovuto. E perché mai, visto che già il debito statale è enorme? Esperti e giornalisti ci hanno raccontato che la scelta è stata dettata dallo scenario finanziario favorevole che vede i tassi d’interesse al minimo storico per cui risulta conveniente allo Stato fare provvista a costi bassi, in vista di periodi incerti. Niente di più falso! Se è vero che la BCE si appresta a lanciare il Qe, i rendimenti sui BTP scenderanno ancora. E di parecchio. Quindi, delle due l’una: o al Dipartimento del Tesoro sono degli incompetenti o qualcuno ci marcia sopra. E quel qualcuno sono le banche italiane (che controllano la Banca d’Italia), il cui livello di sofferenze “ufficiale” supera i 160 miliardi di euro, altro record negativo. Come tamponare il buco? E’ noto che le banche sono piene di titoli di stato italiani e che risparmiatori e famiglie sottoscrivono sempre meno BOT e BTP, vuoi per gli interessi quasi inesistenti, vuoi per mancanza di capacità di risparmio. Posto, quindi che grazie al Qe le banche scaricheranno i BTP alla Banca Centrale realizzano laute plusvalenze, non è mistero che le banche stesse stiano chiedendo allo Stato di emettere più carta da sottoscrivere per poi scaricarla alla BCE quando i prezzi saliranno. Una speculazione senza rischi.   Il debito pubblico italiano sarà ristrutturato   Tutto bene quindi? Niente affatto. Le banche italiane scaricheranno i BTP che hanno in pancia alla BCE trasferendo debito pubblico dalla periferia al centro. E così faranno anche gli altri stati, ma in misura nettamente minore, vuoi perché i rendimenti sono più bassi e quindi ci sarà meno polpa attaccata all’osso (Francia, Olanda e Germania), vuoi perché, laddove i rendimenti sono più alti (Portogallo, Spagna, Grecia, Cipro), gli acquisti da parte della BCE saranno più limitati. Alla fine di questo gioco perverso con carte truccate e fumo negli occhi, l’Italia e gli italiani ne usciranno più indebitati di prima e l’economia non sarà ripartita prima dell’introduzione del trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance (fiscal compact). Le banche avranno ridotto il livello di sofferenze e si saranno liberate di “BTP che scottano” e che prima o poi verranno ristrutturati sotto l’ombrello della BCE, la quale, nel frattempo, avrà portato i rendimenti prossimi allo zero, come sta avvenendo in Germania, per cui un allungamento delle scadenze apparirà meno doloroso. E’ inevitabile

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Argomenti: Titoli di Stato Italiani, Btp