Debito pubblico a quota 2.331 miliardi. I Btp costano il doppio di quelli portoghesi

Il resoconto di Bankitalia riporta che la durata residua media del debito è di 7,3 anni. Il costo di rifinanziamento dei titoli di stato è troppo alto

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il resoconto di Bankitalia riporta che la durata residua media del debito è di 7,3 anni. Il costo di rifinanziamento dei titoli di stato è troppo alto

Debito pubblico dell’Italia in risalita a 2.331 miliardi di euro a fine settembre, secondo il Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” della Banca d’Italia, a fronte di 2.327 miliardi di agosto, che invece aveva mostrato una flessione rispetto ai 2.342 miliardi di luglio.

Nello stesso mese del 2017 l’ammontare complessivo del debito delle pubbliche amministrazioni italiane risultava di 2.292 miliardi di euro. Il resoconto di Bankitalia riporta che la durata residua media del debito è di 7,3 anni, con la maggior parte dell’ammontare (quasi la metà, 1.047 miliardi) costituito da debito con durata residua superiore ai 5 anni. La quota di debito in scadenza entro 1 anno è comunque di 509 miliardi di euro. Riguardo ai costi di finanziamento, il Btp decennale benchmark rende più del 3,55%, quasi il doppio di quelli del Portogallo.

Lo spread preoccupa Bankitalia. “Le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti sui titoli di statopossono essere gravi” dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. L’incremento dei rendimenti sui titoli di stato, spiega, “deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica”.  Visco sottolinea che “il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico. Qualora non venisse riassorbito, l’incremento fin qui registrato provocherebbe, già dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti percentuali del prodotto (oltre 5 miliardi). L’aggravio salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021. Ciò accrescerebbe l’avanzo primario necessario anche solo a stabilizzare il rapporto tra il debito pubblico e il Pil”. “Direttamente o indirettamente il rischio sovrano ricade sulle famiglie italiane – rimarca ancora – Non solo esse detengono titoli pubblici per un valore nominale di quasi 100 miliardi, ma all’attivo degli intermediari a cui esse affidano i loro risparmi vi sono titoli pubblici per circa 850 mld”.

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Argomenti: Btp