Dalla Turchia niente di buono per i mercati emergenti

Previsioni sulla Turchia a cura di Paul McNamara, direttore degli investimenti per le strategie Emerging Markets di GAM Investments.

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Previsioni sulla Turchia a cura di Paul McNamara, direttore degli investimenti per le strategie Emerging Markets di GAM Investments.

Crediamo che la Turchia presenti una combinazione tossica di posizioni esterne deboli (bilancia delle partite correnti in negativo), debito del settore privato troppo elevato e un alto livello di finanziamenti esteri nel sistema bancario. Tutto questo è stato reso evidente da un necessario rallentamento della domanda, andando a creare un problema di qualità degli asset all’interno delle banche. Il ruolo del settore edilizio all’interno dell’economia, ad esempio, è paragonabile a quello registrato in Spagna o in Irlanda prima della crisi europea.

Crediamo anche che la Turchia abbia esaurito le possibilità di rialzo dei tassi, e sia ora messa all’angolo dagli inadeguati livelli di riserve di valuta (il Fondo Monetario Internazionale crede che la Turchia abbia il livello di riserve meno adeguato tra tutte le principali economie dei mercati emergenti). Anche la politica del Paese è problematica, il genero del presidente ricopre il ruolo di Ministro delle Finanze e vi è la percezione di una certa interferenza politica nei confronti della Banca Centrale, che dovrebbe invece essere indipendente.

Gli sviluppi recenti sono stati particolarmente negativi: il Presidente Erdogan ha tenuto un discorso belligerante senza fare riferimento alla necessità di un cambiamento di rotta, il Ministro delle Finanze Albayrak uno privo di contenuti e pieno di frasi fatte. A questo si aggiunge il raddoppio delle tariffe sulle esportazioni di metalli imposta alla Turchia dal presidente Trump – probabilmente si tratta di un gesto simbolico, che simbolizza tuttavia la mancanza di supporto al regime di Ankara da parte degli USA.

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Argomenti: Mercati Emergenti

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