Dal Recovery Fund possibile spinta vitale per il mercato dei green bond

Il Fondo per la Ripresa dell'Unione Europea sarebbe un'occasione straordinaria per vivacizzare le emissioni di obbligazioni "verdi". Lo sostiene il report di S&P.

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Il Fondo per la Ripresa dell'Unione Europea sarebbe un'occasione straordinaria per vivacizzare le emissioni di obbligazioni

Il “Recovery Fund” ha allentato le tensioni finanziarie nell’Eurozona, restringendo gli spread e sostenendo l’umore dei mercati su una possibile ripresa veloce dell’economia dopo l’emergenza sanitaria. Per S&P, esso costituirebbe anche l’occasione per l’Europa di garantirsi la leadership sul mercato dei “green bond”. Il fondo da 750 miliardi di euro potrebbe essere finanziato per il 30% proprio da emissioni “verdi”, stando al report, pari a 225 miliardi e segnando così un aumento dell’89% delle dimensioni del relativo mercato.

 

L’euro diverrebbe così la moneta verde di riferimento per il pianeta, anche perché bisogna considerare, spiega sempre S&P, che dal 2007 ad oggi la Banca Europea per gli Investimenti ha emesso appena 33,7 miliardi di dollari di green bond, a fronte dei 53 miliardi delle emissioni sovranazionali totali verdi. E all’infuori della UE, queste emissioni hanno pesato solamente per il 16% e in nessun caso hanno riguardato paesi con valuta di riserva mondiale, per cui nel mondo manca un mercato dei green bond come “safe asset”.

 

Di fatto, la UE diverrebbe il principale fornitore mondiale di liquidità per questo mercato e avrebbe su di esso un impatto straordinario. L’euro sarebbe la moneta verde per eccellenza e l’Europa conquisterebbe la leadership di questo segmento in crescita, che ancora incide per il 3,7% delle emissioni obbligazionarie globali. Sarebbe un salto di qualità straordinario e incentiverebbe lo stesso settore privato a puntare maggiormente sui green bond.

 

Il mercato dei green bond non dà credito alla BCE

 

Come si muoverà la UE

 

La stessa S&P non crede che il Recovery Fund condurrà a un simile risultato, almeno non in così breve tempo.

In effetti, le emissioni green devono essere giustificate dalla presentazione di piani credibili e adeguati per la tutela dell’ambiente. E poiché i fondi europei dovranno essere successivamente girati ai governi per essere impiegati a sostegno delle rispettive economie nazionali, a cascata ciò imporrebbe ai singoli stati di presentare piani green. Ciò sarebbe auspicabile, ma non è detto che i governi siano pronti in così breve tempo (i progetti andranno presentati alla Commissione entro i prossimi mesi) e in misura così rilevante.

 

Il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, prima ancora che le trattative esitassero l’accordo di un paio di settimane fa, aveva garantito che il Recovery Fund sarebbe stato legato al raggiungimento di obiettivi ambientali da parte della UE, con ciò sostenendo almeno parzialmente l’auspicio di S&P. E si consideri che la BCE con Christine Lagarde da prima che esplodesse l’emergenza Covid-19 aveva esternato la necessità per l’istituto di sostenere il mercato dei green bond con apposite misure, tra cui l’impiego di parte delle risorse stanziate per il “quantitative easing” per l’acquisto di tali obbligazioni. Ad oggi, la Germania si oppone a questo tentativo di interferire sulle tipologie di emissioni, che avrebbe effetti premianti e punitivi rispetto ai vari comparti dell’economia.

 

La Germania non ha ancora emesso un solo Bund verde, anche se ha annunciato che lo farà in questa seconda parte dell’anno, per l’esattezza a settembre. L’Italia ci sta pensando, ma il Tesoro non ha ancora pubblicato alcun piano al riguardo e probabilmente lo farà solo dopo che Berlino sarà passata dalle parole ai fatti. Il Recovery Fund sarebbe l’occasione giusta per spingere emittenti pubblici e privati verso tale direzione, creando un “benchmark” lungo la curva delle scadenze, il quale sinora manca e crea incertezze sui risultati.

 

Il primo Green Bond della Germania arriverà a settembre e sarà un “gemello”

 

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