Dal mercato dei bond segnali di ottimismo, vediamo quali e perché

Il mercato obbligazionario negli USA segnalerebbe che il peggio per l'economia sia passato. E ieri è arrivato un dato in tal senso.

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Il mercato obbligazionario negli USA segnalerebbe che il peggio per l'economia sia passato. E ieri è arrivato un dato in tal senso.

A che punto siamo con la crisi? Il mercato azionario ha grosso modo recuperato le perdite, con l’indice S&P 500 a Wall Street ad avere segnato un rimbalzo del 38% dai minimi toccati a marzo, pur restando di circa l’8% inferiore ai livelli di inizio anno. E anche l’obbligazionario lancia i suoi segnali. Era il 9 marzo e l’Italia imponeva il “lockdown”, anticipando tutti gli altri stati dell’Occidente in un’azione che avrebbe provocato perdite immense alle economie. Quel giorno, tutta la curva delle scadenze per i Treasuries scese sotto il rendimento dell’1%. Non era mai accaduto prima. Si arrivò ad ipotizzare una discesa del tratto a breve sottozero, fenomeno con cui da anni convivono le obbligazioni europee, in quel caso frutto anche e, soprattutto, dei tassi negativi imposti dalle banche centrali. Invece, ieri il decennale americano saliva ai massimi da metà aprile, attestandosi allo 0,77%.

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In generale, la curva sovrana USA sta diventando più ripida, un segnale che andrebbe nella direzione auspicata dal mercato, ovvero sarebbe un indizio del miglioramento atteso dell’economia americana. Quando i rendimenti a più lungo termine crescono più velocemente di quelli più corti, il pensiero corre al surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, che a loro volta tendono a sottolineare un’economia più vivace. E, in effetti, il “breakeven” a 5 anni, ossia la differenza tra Treasury con cedola fissa e Treasury con cedola legata all’inflazione entrambi di durata quinquennale, si attesta oggi allo 0,89%, il livello più alto da tre mesi. Era sprofondato a un minimo dello 0,14% a marzo, il livello più basso da oltre 11 anni.

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E non è solo il mercato sovrano a stelle e strisce a lanciare segnali di ottimismo. Le obbligazioni corporate con rating “junk” sono scese a un rendimento medio del 6,58%, molto più in basso dall’apice dell’11,38% toccato a marzo, pur restando su livelli più elevati del 5,02% a cui si erano portati prima che l’emergenza Coronavirus dilagasse nell’Occidente. Molto bene anche i titoli “BBB”, quelli meno sicuri del comparto “investment grade”. Il loro rendimento è sceso al 2,99%, giù da un massimo del 5,56% e poco sopra al 2,63% pre-pandemia. Trionfano, poi, i bond con rating “AAA”, i più sicuri per le agenzie di rating: rendimento all’1,58%, meno della metà del 3,36% toccato a marzo e, soprattutto, inferiore all’1,79% pre-pandemia.

Da questi dati, emerge che lo spread tra “high yield” e “BBB” è salito da 239 a 359 punti base rispetto a prima del Coronavirus, riflettendo i timori del mercato per la tenuta finanziaria delle società maggiormente sotto stress. Quello tra “BBB” e “AAA” è passato da 84 a 141 punti, frutto anche della riduzione dei rendimenti per i bond teoricamente più sicuri. Del resto, in questi giorni abbiamo assistito al collocamento record di Amazon, che sull’emissione di un titolo a 3 anni ha spuntato il rendimento più basso di sempre per un bond americano, vale a dire dello 0,40%.

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Forse è un po’ presto per l’ottimismo, ma ieri il report mensile di ADP per maggio ha esaltato analisti e investitori. I posti di lavoro perduti sarebbero stati negli USA di 2,76 milioni di unità, molti meno delle 9 milioni previste dal “consensus”. Domani, il Dipartimento del Lavoro confermerà o smentirà la previsione e, in ogni caso, il tasso di disoccupazione americano dovrebbe portarsi a poco meno del 20%. Era al 3,5% prima del Coronavirus. Ma il mercato ragione in prospettiva, specula al rialzo sull’attesa di una ripresa a “V”, che non è affatto scontata, ma che almeno negli USA sarebbe alla portata. Per questo, “safe assets” come i Treasuries indietreggiano, i corporate avanzano tutti, sostenuti dalla Federal Reserve, e la borsa si dirige verso l’annullamento delle perdite.

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