Dai rendimenti negativi al taglio delle pensioni e 0,0000000091% per triennali corporate

I rendimenti negativi colpiscono i fondi pensione, costretti a tagliare gli assegni per le politiche monetarie ultra-espansive delle banche centrali. E in Giappone sta per essere emesso il primo bond senza cedola con rendimento sostanzialmente nullo.

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I rendimenti negativi colpiscono i fondi pensione, costretti a tagliare gli assegni per le politiche monetarie ultra-espansive delle banche centrali. E in Giappone sta per essere emesso il primo bond senza cedola con rendimento sostanzialmente nullo.

I rendimenti negativi non sono materia solo per finanzieri, perché stanno iniziando a toccare la carne viva delle persone. In Olanda, i due più grandi fondi pensione hanno comunicato che saranno costretti a tagliare gli assegni dei clienti. Parliamo di ABF e PFZW.

Il primo disponeva di assets per 459 miliardi di euro alla fine di settembre, a fronte di impegni per 504 miliardi, pari a un tasso di copertura del 91%. PFZW possedeva, invece, assets per un valore di 238 miliardi, pari a una copertura del 92,2%. Per la normativa olandese, qualora il “coverage ratio” risulti inferiore al 95%, bisogna provvedere al taglio delle pensioni.

I due fondi stanno facendo pressione sul governo per ottenere una modifica della legge, così da non dovere ridurre gli assegni degli iscritti. Si tratta di un problema non solo per il prossimo anno, ma anche per il futuro, spiega il ceo di ABF, Corien Wortmann-Kool. Le difficoltà riguardano l’ambiente dei tassi a zero creato dalle principali banche centrali, che hanno fatto salire così tanto i prezzi delle obbligazioni, da farne crollare i rendimenti a livelli mai visti prima. Un terzo dei bond di tutto il mondo offre ormai rendimenti negativi. I fondi pensione sono tra gli investitori più colpiti, perché devono creare valore per gli iscritti, così da garantire prestazioni previdenziali adeguate, altrimenti molti lavoratori potrebbero optare per non investire più nella previdenza integrativa.

In Giappone il primo corporate bond senza cedola

E che il fenomeno sia diventato ormai generalizzato lo segnala anche quanto accade in Giappone, dove sta per essere emesso il primo corporate bond senza cedola. Si tratta dell’obbligazione triennale di Toyota Motor Corp., che verrà emessa assieme a quella quinquennale il 25 ottobre per un controvalore totale di 20 miliardi di yen e che offre un rendimento dello 0,0000000091%, cioè non frutterà nemmeno 1 yen alla scadenza su 1 miliardo di yen investiti. Anche in questo caso, a incidere è la politica monetaria della Banca del Giappone, che ha annunciato per il 24 ottobre l’acquisto di obbligazioni societarie per 125 miliardi e per il 29 novembre per 100 miliardi.

L’istituto acquista corporate bond con scadenza residua tra 1 e 3 anni e giudicati almeno “BBB”. Toyota gode di rating elevati, pari ad “AA+” per Rating & Investment Information e “Aa3” per Moody’s.

Dunque, nel panorama obbligazionario globale stiamo assistendo a rendimenti azzerati anche per il comparto corporate, a conferma di come la caccia alla “yield” abbia spinto gli investitori a pretendere premi al rischio sempre più bassi. Questo crea problemi per gli istituzionali, sempre meno capaci di offrire valore alla clientela, mentre gli emittenti riescono a rifinanziarsi a costi infimi, potendo abbattere da un lato il grado di indebitamento e migliorare i profitti, ma allo stesso tempo vengono incentivati a fare maggiore ricorso proprio al debito, come segnala l’allarme del Fondo Monetario Internazionale di questi giorni.

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