Dai Bond USA segnali di ottimismo per l’economia americana e mondiale

La curva dei rendimenti americani ha assunto la maggiore ripidità da oltre un anno a questa parte e insieme ad altri dati ci segnalerebbe notizie positive per la prima economia mondiale.

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La curva dei rendimenti americani ha assunto la maggiore ripidità da oltre un anno a questa parte e insieme ad altri dati ci segnalerebbe notizie positive per la prima economia mondiale.

Nel corso della seduta di ieri, il Treasury a 10 anni è arrivato a rendere 31 punti base sopra il Treasury a 2 anni, segnando la maggiore distanza tra le due scadenze da oltre 13 mesi. Una curva dei rendimenti ripida viene percepita positivamente dai mercati, mentre una troppo piatta o invertita sarebbe un cattivo segnale per l’economia americana. Lo 0,31% di differenza resta storicamente bassissimo, ma si pensi che alla fine di agosto si era scesi a -0,04%, cioè il decennale americano era arrivato a rendere meno del biennale, un presagio di recessione quasi imminente per gli investitori. Invece, da allora la curva è tornata un minimo ripida e ieri si era dinnanzi all’1,93% contro l’1,62%.

E non sarebbe l’unico indizio favorevole all’economia a stelle e strisce. Il “breakeven” a 5 anni, la differenza tra il rendimento del Treasury quinquennale a cedola fissa e l’omologo con cedola legata all’inflazione, è salito da un minimo dell’1,24% toccato in ottobre, all’1,70%. In sostanza, le aspettative d’inflazione si sarebbero surriscaldate, altro segno che il mercato si attenderebbe un’economia più dinamica, forse grazie all’allentamento delle tensioni commerciali tra USA e Cina esplose in estate, quando le due potenze si colpirono a colpi di dazi, alimentando il rally obbligazionario globale e specie a favore delle scadenze medio-brevi.

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Anche il corporate lancia segnali di ottimismo

Infine, lo stesso comparto corporate conferma quanto sopra. I rendimenti delle obbligazioni “high yield” sono scesi ai minimi da due anni e mediamente sotto il 5,30%, perdendo quasi 60 centesimi da ottobre, mentre le obbligazioni con rating “BBB” offrono mediamente il 3,23%, in lieve risalita negli ultimi due mesi e mezzo.

E le “AAA” si attestano al 2,56%, segnando oltre una ventina di centesimi di rialzo da inizio ottobre. Il fatto che gli spread tra il comparto “junk” e quello “investment grade” si riducano segnalerebbe una maggiore propensione al rischio sui mercati, associata a sua volta a prospettive più positive per l’economia americana e globale.

In effetti, all’ultimo board dell’anno di pochi giorni fa, la Federal Reserve ha sospeso il taglio dei tassi e ha rimarcato il miglioramento macro negli USA, al contempo lasciando intravedere un ritorno all’aumento del costo del denaro nel 2021. Tutti fattori, che messi in fila portano a ipotizzare che il 2020 sarà un anno favorevole all’economia mondiale, dopo un 2019 che ha deluso le aspettative e fatto temere l’arrivo della recessione.

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