BTp lunghi, curva piatta: poco più di un terzo di punto percentuale divide la scadenza a 50 da quella a 30 anni

Un esempio di curva dei BTp piatta per le scadenze molto lunghe ce lo offre il confronto tra il nuovo bond 'Matusalemme' e il trentennale

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Curva BTp piatta sul tratto ultra-lungo

Nelle settimane scorse, il Tesoro ha collocato sul mercato una nuova scadenza a 50 anni: il BTp 1 marzo 2072 e cedola 2,15% (ISIN: IT0005441883). E’ l’occasione per testare con maggiori elementi il tratto ultra-lungo della curva dei BTp. Questo titolo prezza oggi ben sotto la pari. E’ sceso a 95,30 centesimi, offrendo così un rendimento lordo del 2,35%.

Spesso, quando parliamo di curva dei BTp, ma più in generale con riferimento ai bond, sentiamo dire che essa sia sostanzialmente piatta sul tratto più longevo. Cosa significa? I rendimenti tendono a crescere man mano che le scadenze si allungano. In teoria, non dovrebbe essere così: l’obbligazionista dovrebbe pretendere lo stesso rendimento annuo che si tratti di investire a 5 o a 50 anni. Nella pratica, accade il contrario. Più l’orizzonte temporale si allunga, maggiori i rischi. Il debitore oggi solidissimo potrebbe tra molti anni navigare in cattive acque o fallire. Inoltre, privarsi della liquidità per molti più anni costa all’investitore. E giustamente chiede di essere remunerato maggiormente per ciò.

Tornando alla curva dei BTp, notiamo che la scadenza a 30 anni (BTp 1 settembre 2051 e cedola 1,7%) offre un rendimento lordo dell’1,98%. In sostanza, lo spread 50/30 anni si attesta oggi sui 37 punti base o 0,37%. Questo è il premio richiesto dal mercato per acquistare il nuovo bond a 50 anni, anziché quello a 30. Tanto? Poco?

Per capirlo, cerchiamo di verificare quali siano i “salti” compiuti dai titoli sul resto della curva dei BTp? Troviamo che il bond in scadenza a fine 2021 renda il -0,43%, circa lo 0,35% in meno di quanto offrano i bond in scadenza nell’estate del 2024. Dunque, sul tratto medio-breve sono bastati circa 2 anni e mezzo per assistere a un salto simile a quello compiuto tra 30 e 50 anni.

E andando avanti, notiamo che il BTp giugno 2027 rende lo 0,37% in più del febbraio 2025. Qui, la distanza temporale è grosso modo la stessa dell’esempio precedente. E ancora: BTp settembre 2036 a +39 bp sul BTp aprile 2031. Il salto è stavolta di oltre 5 anni. E il BTp marzo 2048 offre +37 bp sul BTp agosto 2039, cioè a fronte di 8 anni e mezzo di durata più lunga.

In definitiva, abbiamo trovato conferma che la curva dei BTp sia piatta sul tratto lungo. Significa che la differenza di rendimento tra due scadenze tende ad essere molto inferiore a quella che si avrebbe per la medesima differenza su un tratto più breve. Perché? Tornando al ragionamento di sopra, se è vero che richiedo di più per investire più a lungo, d’altra parte 30 o 50 anni non faranno molta differenza sul piano dei rischi assunti. Ancora meno l’avrebbe investire a 100 anni, anziché a 80, per fare un esempio. Oltre un certo punto, quindi, a governi e imprese conviene spingere sulla durata, a fronte di modesti premi da riconoscere al mercato.

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