Crollano i rendimenti dei Bot semestrali

Tassi vicini allo zero per i titoli di stato a breve termine che vengono sottoscritti solo da banche e investitori istituzionali. Potere il d’acquisto delle famiglie crolla ai livelli del 1983

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Tassi vicini allo zero per i titoli di stato a breve termine che vengono sottoscritti solo da banche e investitori istituzionali. Potere il d’acquisto delle famiglie crolla ai livelli del 1983

Come ampiamente previsto dagli operatori, i rendimenti dei Bot semestrali sono andati al tappeto. Già ieri l’asta dei Ctz aveva evidenziato un crollo del tasso d’interesse sulla lunghezza a 24 mesi, ma oggi, con l’assegnazione da parte del Tesoro di Bot a 181 giorni (scadenza 31 Luglio) per rifinanziare una scadenza al 31 gennaio da 9,77 miliardi, vi è stata la conferma del trend.

 

Asta Bot 6 mesi: un investimento sempre meno conveniente

A fronte di una buona domanda  da parte degli operatori per circa 14 miliardi di euro, sono stati assegnati 8,5 miliardi di titoli a sei mesi per un rendimento finale lordo dello 0,731%, il minimo da marzo 2010. Da questi numeri – commenta un analista di Barclay – si può intuire come investire in questi strumenti finanziari sia diventato assolutamente sconveniente. Al netto del tasso d’inflazione, che per l’Italia è al 3%, il rendimento finale è negativo e quindi chi mette i propri risparmi qui dentro, si ritroverà alla fine a sopportare delle perdite implicite. Non per niente, infatti, i Bot vengono sottoscritti dalle banche alle quali lo Stato riconosce subito laute commissioni per poi essere rivenduti sul mercato secondario. Al metà Gennaio – secondo una nota del Tesoro – la circolazione dei Bot era pari a 158,27 miliardi di euro, di cui 57 miliardi di euro semestrali e 101,26 miliardi di euro annuali.

 

Crisi economia Italia: retribuzioni ferme e potere d’acquisto indietro di 20 anni

Intanto, secondo l’Istat, le retribuzioni in Italia crescono meno del tasso d’inflazione e il potere d’acquisto è tornato a quello di 20 anni fa, quando ancora c’era la lira. Le retribuzioni contrattuali orarie nella media del 2012 sono aumentate dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Si tratta della crescita media annua più bassa dal 1983. Nella media del 2012 la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,5%) e l’inflazione (+3,0%), su base annua, è stata di 1,5 punti percentuali, mentre la crescita dei prezzi è stata doppia rispetto a quella dei salari. E’ il divario maggiore dal 1995. I dati diffusi dall’Istat in merito alle retribuzioni nel 2012 certificano la disastrosa situazione economica in cui versano le famiglie italiane, che subiscono una perdita del potere d’acquisto pari a 540 euro l’anno. E’ quanto calcolano Federconsumatori e Adusbef. “Mentre i prezzi – spiegano le due associazioni basandosi su dati dell’Osservatorio Federconsumatori – aumentano in maniera incontrollata, raggiungendo, per lo scorso anno, un totale di 2.333 euro e di 1.490 euro nel 2013, le retribuzioni aumentano appena dell’1,5% a fronte di un tasso di inflazione che ha raggiunto il 3%. Tale andamento negativo intacca gravemente il potere di acquisto dei cittadini, che ad oggi risulta in calo del -13,3%”. Particolarmente colpite sono le famiglie a reddito fisso, osservano le due associazioni: “alla luce dei recenti dati sulle retribuzioni, la diminuzione della capacità di acquisto nel 2012 è pari al -1,5%, livello che segna un nuovo record della forbice tra l’aumento delle retribuzioni ed il livello di inflazione. Per una famiglia media (di 2,5 componenti) monoreddito si tratta di 450 euro annui, mentre per una di tre componenti la diminuzione di potere d’acquisto sarà pari a 540 euro l’anno”. Tale perdita della capacità di acquisto, secondo Federconsumatori e Adusbef, equivale a circa un mese di spesa alimentare di una famiglia.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Titoli di Stato Italiani