Crisi Turchia, necessaria una risposta politica più decisa

Le misure annunciate dalla banca centrale turca stabilizzeranno la situazione, ma la fiducia degli investitori è ormai persa

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Le misure annunciate dalla banca centrale turca stabilizzeranno la situazione, ma la fiducia degli investitori è ormai persa

Il peggioramento delle tensioni tra Stati Uniti e Turchia ha dato il colpo di grazia a una situazione economica già complessa, in cui il collasso della lira sta alimentando rapidamente le preoccupazioni di una ampia crisi valutaria e del debito, alla luce dell’elevato numero di titoli denominati in dollari nel settore privato.

Gli incontri tra i regolatori bancari e la banca centrale nel corso del weekend non hanno portato al raggiungimento del risultato che il mercato si aspettava. Sebbene le recenti misure annunciate dalla banca centrale turca mireranno a migliorare la liquidità onshore, non riusciranno a ristabilire la fiducia degli investitori – osserva Delphine Arrighi, gestore del fondo Old Mutual Emerging Market Debt Fund, Old Mutual Global Investors – . In questa fase, la mancanza di una risposta politica credibile sta spingendo i prezzi degli asset turchi verso il collasso. Secondo le stime locali, sarebbero necessari rialzi dei tassi a livelli attorno ai 900 punti base per arginare il deprezzamento della valuta.

Tuttavia, vista la riluttanza della banca centrale turca ad alzare i tassi nell’ultimo meeting e i recenti commenti del Presidente Erdogan, che sposta l’attenzione su una “cospirazione internazionale” piuttosto che ammettere che la crisi economica sia il risultato di un’economia in surriscaldamento che si trova ad affrontare condizioni finanziarie globali più rigide, c’è poca speranza di assistere a un ritorno verso politiche convenzionali in questa fase.

Una delle opzioni che potrebbero essere prese in considerazione riguarda il controllo del capitale, che sembra più probabile rispetto a un appello all’FMI, ma che non sarebbe certo la soluzione meno dolorosa e probabilmente porterebbe ad una recessione, posponendo il ritorno dei flussi in entrata. Quindi, un considerevole rialzo dei tassi seguito da misure drastiche di consolidamento fiscale continua a rappresentare l’opzione migliore per ri-stabilizzare la lira e salvare l’economia turca dal precipizio. Una soluzione molto simile a quella che già l’Argentina si trovò a dover affrontare. Dubitiamo – dice Arrighi – che la volontà politica in Turchia si stia muovendo in tale direzione, e quindi sarà necessario raggiungere un livello di crisi maggiore per spingere verso un’azione politica. La soluzione dello scontro politico con gli Stati Uniti potrebbe portare sollievo alla valuta nel breve termine, ma probabilmente non sarà sostenibile se non verrà accompagnata da azioni economiche credibili.

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Argomenti: Mercati Emergenti