Crisi editoria, S&P taglia il rating sulle obbligazioni Espresso

Crolla il mercato pubblicitario e gli analisti abbassano il giudizio sul gruppo editoriale italiano dopo la trimestrale. Le azioni sono andate a picco, ma le obbligazioni sono un porto sicuro

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Crolla il mercato pubblicitario e gli analisti abbassano il giudizio sul gruppo editoriale italiano dopo la trimestrale. Le azioni sono andate a picco, ma le obbligazioni sono un porto sicuro

Raccolta pubblicitaria a picco e vendite dei quotidiani ai minimi storici. Questo, in sintesi, è il quadro drammatico dell’editoria italiana illustrato da Carlo De Benedetti in occasione della presentazione ai soci dei principali dati economici relativi al primo trimestre 2013 del Gruppo Editoriale Espresso. Il perdurare delle gravi difficoltà economiche del Paese – osserva De Benedetti in una nota – sta determinando la prosecuzione del trend estremamente negativo degli investimenti pubblicitari che ha caratterizzato l’ultimo trimestre del 2012. Nel primo bimestre del 2013 il mercato pubblicitario ha registrato una flessione del 16,5% rispetto al corrispondente periodo del 2012 (dati Nielsen Media Research). L’evoluzione, per quanto ancora poco significativa trattandosi del solo primo bimestre dell’esercizio, è stata negativa per tutti i mezzi tradizionali: la stampa ha subito un calo del 24,7%, la televisione del 16,1% e la radio del 17,3%. La raccolta su internet continua, invece, a registrare un’evoluzione positiva ed in linea con quella del 2012 (+5%). Per quanto concerne più in particolare la raccolta pubblicitaria della stampa, la flessione è risultata più accentuata per la nazionale, -30%, rispetto alla locale, -18% (Trimestrale L’Espresso: scongiurato il rosso)

 

Crisi editoria: nessun segnale di ripresa dal 2009

Nel corso dell’ultimo quinquennio – spiega De Benedetti  – l’industria editoriale italiana ha registrato significativi decrementi dei ricavi a causa in particolare dell’andamento negativo degli investimenti pubblicitari, che hanno subito la prima drastica riduzione nel 2009 e poi nuovamente e con intensità equivalente nel 2012, periodi entrambi caratterizzati da un’economia in fase fortemente recessiva. Per capire ciò è sufficiente considerare che, sulla base dei dati Nielsen, gli investimenti pubblicitari nel 2012 sono diminuiti, in termini nominali, del 24% rispetto a quelli del 2007 e gli investimenti sulla stampa hanno registrato, nello stesso periodo, una riduzione del 44%.

Alle difficoltà di cui sopra, si sono aggiunte quelle relative alle diffusioni di quotidiani e periodici, interessate non solo dalla generale crisi dei consumi ma anche dal processo di trasformazione digitale.

 

Rating L’Espresso: arriva il downgrade di Standard and Poor’s

 

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A risentirne sono stati anche i conti del Gruppo Espresso, editore del quotidiano “La Repubblica” che ha chiuso il primo trimestre con un utile pari a 2 milioni euro, in calo rispetto ai 10,1 milioni registrati nello stesso periodo del 2012. I ricavi netti consolidati, si sono attestati a 182,1 milioni (-11,8% a/a), i ricavi diffusionali a 62,4 milioni (-6,9% a/a), mentre quelli pubblicitari sono ammontati  a 101,2 milioni (-16,3% a/a). Il margine operativo lordo consolidato è stato di 16,7 milioni (29,6 milioni nel primo trimestre 2012), mentre il risultato operativo consolidato è stato pari a 8,8 milioni (20,5 milioni nel primo trim 2012). In questo contesto drammatico l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha comunicato di aver ridotto il rating a lungo termine del gruppo Espresso a BB- da BB con outlook negativo. Nonostante la posizione finanziaria netta consolidata abbia mostrato un ulteriore miglioramento, passando dai -108,1 milioni di fine 2012 ai -83,5 milioni del 31 marzo 2013, con un avanzo finanziario di 24,7 milioni, gli analisti di S&P ritengono che il gruppo editoriale presieduto da De Benedetti non riesca a riportare il margine di Ebitda al 15% dei ricavi prevedendo altresì un peggioramento del debito consolidato da 3,7 a 4,5 volte l’Ebitda.

 

Le obbligazioni Espresso 5.125% 2014 rendono il 2,85%

 

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Secondo gli analisti, il perdurare delle gravi difficoltà economiche del paese sta determinando la prosecuzione del trend estremamente negativo degli investimenti pubblicitari che ha caratterizzato l’ultimo trimestre del 2012 e prospettive di inversione non se ne vedono ancora, come ampiamente scontato dal prezzo delle azioni che staziona intorno a 0,75 euro (vedi grafico sorpa). Ciò nonostante, le quotazioni del bond da 300 milioni 5,125% 2014 (XS0203341424) a 103,50% non scontano affatto scenari drammatici. Il titolo è infatti stato oggetto di riacquisto da parte del Gruppo Espresso lo scorso anno e il rendimento lordo a scadenza è intorno al 2,85%.

Ora rimangono sul mercato circa 228 milioni di euro da rifinanziare entro il mese di ottobre del prossimo anno quando andrà in scadenza il bond, ma circolano rumors fra i detentori delle obbligazioni circa il fatto che il rifinanziamento del debito possa avvenire entro l’autunno di quest’anno, anche perché la società dispone in cassa più di 150 milioni di euro con prospettive di incrementare tale consistenza di altri 25-30 milioni entro l’anno in corso in considerazione anche della decisione di non distribuire dividendi e di contenere ulteriormente i costi di gestione. Il livello di liquidità, come anche osservato dagli analisti di S&P, è pertanto adeguato per soddisfare le esigenze di breve periodo.

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