Creval approva aumento di capitale da 700 milioni. Ma chi ci mette i soldi?

Approvato aumento di capitale Creval da 770 milioni. Operazione di difficile attuazione senza il sostegno degli obbligazionisti subordinati

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Approvato aumento di capitale Creval da 770 milioni. Operazione di difficile attuazione senza il sostegno degli obbligazionisti subordinati

Fra il dire e il fare ci passa di mezzo il mare. Il Creval ha approvato lo scorso 19 dicembre l’aumento di capitale da 700 milioni annunciato in autunno. Una manovra di rafforzamento patrimoniale che, a prima vista, appare mostruosa se si considera che la banca capitalizza appena 140 milioni in borsa, cioè vale cinque volte meno la cifra che viene richiesta al mercato. Tutto per mettere in sicurezza un bilancio appesantito da una mole di sofferenze che supera i 4 miliardi di euro a fronte di un patrimonio netto di poco più di 1,5 miliardi.

 

Numeri che non lasciano molto su cui riflettere. Eppure il management, guidato dal presidente Miro Fiordi, è ottimista e sembra aver trovato una valida sponda in alcuni soci, come la DGFD che fa capo all’imprenditore francese Denis Dumont con il 5,78% delle quote e altri fondi d’investimento menzionati dalla stampa specializzata, come Cerberus e Mainstream Capital che potrebbero sottoscrivere il 2-3% dell’aumento di capitale. A questi potrebbero aggiungersi soci storici della banca valtellinese le cui quote però non superano attualmente l’1% del capitale. Troppo poco per far quadrare il cerchio.

 

I bond subordinati Creval

 

Ecco quindi che negli ambienti finanziari si torna a parlare di coinvolgimento degli obbligazionisti subordinati del gruppo Creval. In tutto ammonterebbero a 418 milioni di euro. Questi potrebbero venire interessati al rafforzamento patrimoniale della banca sulla falsariga di quanto avvenuto per i bondholders subordinati di Banca Carige che hanno accettato, non senza penalità, uno scambio su base volontaria dei vecchi titoli con bond senior di nuova emissione. Ma il Creval potrebbe offrire in cambio anche azioni e premi (warrant) per invogliare i creditori. Del resto – commenta un analista – in Creval non vi è un azionista di maggioranza e chiunque potrebbe acquisirne il controllo passando magari dalla conversione in azioni dei bond subordinati che sono in mano a investitori istituzionali. Diversamente – fanno notare da una Sim milanese – l’aumento di capitale da 700 milioni di euro, tutto free cash, sarebbe un boccone troppo grosso da digerire e rischierebbe di fallire, nonostante le informali garanzie già fornite da Mediobanca.

 

I bond subordinati Creval rendono il 20%

 

Alla borsa del Lussemburgo, l’obbligazione subordinata Creval 8,25% 2027 prezza poco sotto 79, mentre il bond Creval 3,875% in scadenza fra un anno viaggia intorno a 84 per un rendimento che supera il 20%. I prezzi non scontano attualmente uno scenario tale da vedere coinvolti i portatori di bond, anche perché nella recente assemblea che ha varato l’aumento di capitale, non si è fatto cenno a possibili manovre di Lme (Liability Management Excercise). Tuttavia, è ancora presto per capire se saranno coinvolti o meno, anche perché l’operazione di aumento di capitale dovrà essere lanciata a febbraio e nessun documento è ancora stato redatto in questo senso.

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Argomenti: Credito Valtellinese

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