Cresce il risparmio degli italiani, ma aumenta la sfiducia nell’economia

Gli italiani preferiscono lasciare i soldi sul conto corrente rinunciando a investire in attività economiche. Poche le azioni e le obbligazioni in portafoglio

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Gli italiani preferiscono lasciare i soldi sul conto corrente rinunciando a investire in attività economiche. Poche le azioni e le obbligazioni in portafoglio

Cresce di 3 punti percentuali per il quarto anno consecutivo la quota di italiani che affermano di essere riusciti a risparmiare negli ultimi dodici mesi: passano dal 37% del 2015 al 40% attuale, il dato più alto dal 2003, superando di gran lunga coloro che consumano tutto il reddito (oggi sono il 34%, erano il 41% nel 2015).

Al contempo, però,tornano ad aumentare le famiglie in saldo negativo di risparmio, dal 22% del 2015 al 25% attuale, perché cresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato(dal 16% dello scorso anno al 19% attuale) e rimane costante al 6% la percentuale di chi ricorre a prestiti. Lo indicano i dati dell’Indagine Acri-Ipsos su ‘Gli Italiani e il Risparmio’ in occasione della 92ª Giornata Mondiale del Risparmio.

Il 67% degli italiani lascia i soldi sul conto corrente e non investe

In questo quadro, emerge con particolare attenzione come gli italiani risparmiano e quali strumenti preferiscono utilizzare. Ebbene, a differenza che in passato, il 67% dei risparmiatori italiani preferisce restare liquido tendendo i soldi sul conto corrente o su conti deposito anche se la remunerazione del capitale è pressochè nulla. A discapito dell’investimento in attività produttive per le quali i rischi d’impresa vengono percepiti molto alti e a causa di una pressione fiscale che soffoca ogni iniziativa economica sul territorio. Il 33% degli italiani che risparmiano, invece, predilige per la maggior parte i buoni fruttiferi postali e solo una piccola percentuale di questi investe in azioni, titoli di stato e obbligazioni direttamente o indirettamente attraverso gestioni.

Gli italiani investono sempre meno in obbligazioni bancarie

Storicamente – rileva uno studio della Banca d’Italia – dal 1950 la quota di tali attività nel portafoglio delle famiglie ha mostrato ampie fluttuazioni, riflettendo principalmente le politiche di emissione delle banche e le modifiche nel trattamento fiscale dei titoli, oltre che mutamenti nelle preferenze. Il peso delle obbligazioni bancarie sulla ricchezza finanziaria delle famiglie ha raggiunto il valore massimo dell’11 per cento nel 1973 e nel 2011. Dal 2012 è iniziata una fase di ridimensionamento di tali investimenti: a marzo 2016 il peso delle obbligazioni bancarie sulla ricchezza finanziaria delle famiglie era tornato sotto il 5 per cento. Il rendimento lordo all’emissione delle obbligazioni bancarie collocate presso le famiglie italiane, dopo l’aumento osservato durante la crisi dei debiti sovrani, è tornato sui livelli raggiunti negli anni precedenti il 2011. Il differenziale di rendimento rispetto ai Btp a cinque anni, prevalentemente negativo tra il 2009 e il 2012, è positivo dalla fine del 2013.

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Argomenti: Buoni Fruttiferi Postali