Crac Abengoa, in fumo 8 miliardi di euro

La multinazionale spagnola sospende i pagamenti. Tracollo azionario in borsa (-50%) e bond in picchiata (-70%)

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La multinazionale spagnola sospende i pagamenti. Tracollo azionario in borsa (-50%) e bond in picchiata (-70%)

Alla fine Abengoa ha alzato bandiera bianca e si prepara al default. Dopo l’annuncio del ritiro del sostegno finanziario offerto inizialmente dal cavaliere bianco Gonvarri, patron delle omonime acciaierie, la multinazionale spagnola, in profonda crisi di liquidità, ha fatto ufficialmente ricorso alla legge sulla protezione dei creditori. Una sorta di procedura stile “Chapter 11” americano che, a fronte della sospensione dei pagamenti di interessi e/o capitale nei confronti di banche, obbligazionisti e fornitori, viene concessa dal tribunale fallimentare (se vi sono i presupposti) la possibilità di continuare ad esercitare la propria attività industriale trovando al contempo un accordo sostenibile coi creditori. Pena il fallimento. Una procedura che potrà durare molto tempo – osserva Bloomberg – anche perché la società ha attività sparse in tutto il mondo e sono soggette giurisdizioni differenti.   Bond e azioni Abengoa in caduta libera   Ma torniamo al default di Abengoa, società di ingegneria per la realizzazione di impianti dedicati alle energie rinnovabili, con più di 7 miliardi di euro di fatturato, 24mila dipendenti e contratti in corso per quasi 9 miliardi. Dopo l’annuncio, i titoli azionari quotati alla borsa di Madrid sono crollati di oltre il 50%, a 0,45 euro (solo un anno fa erano a 3 euro), così come le obbligazioni high yield quotate sui mercati internazionali. Emblematico il crollo del bond da 500 milioni di euro con scadenza marzo 2016 (XS0498817542), passato in poche sedute da 90 a 20 (-77%). Il piano di cessione degli assets non core per 650 milioni di euro la recente approvazione da parte dell’assemblea straordinaria dei soci di un aumento di capitale da altri 650 milioni avevano fornito la convinzione che Abengoa potesse superare indenne il momento critico, come avvenuto anche in passato. Invece, il precipitare degli eventi e l’irrigidimento della posizione delle banche a concedere ulteriori linee di finanziamento hanno portato dapprima alle dimissioni del presidente di Inversion Corporativa, Felipe Javier Benjumea, che controlla Abengoa al 51%, e poi a chiedere la sospensione dei pagamenti su circa 8 miliardi di debiti. Giù anche i bond Abengoa Grrenfield, emessi solo un anno fa al prezzo di 100, e che la società “per errore”, non aveva contabilizzato a bilancio in occasione della diffusione del report semestrale, la cui quotazione è scesa a 19.   Gli obbligazionisti dovranno contribuire al salvataggio   Cosa succederà adesso? E’ indubbio che Abengoa rappresenti uno dei più grandi default del 2015, ma trattandosi una società con attività redditizie sparse in tutto il mondo, spesso realizzate in esclusiva, non verrà lasciata a un destino indecoroso.

Secondo gli analisti, poi, se è stata salvata la tedesca Solarworld, schiacciata da una montagna di debiti, più piccola di Abengoa e attiva nello stesso settore, è molto probabile che una soluzione edificante verrà trovata anche in questo caso. Anche se – come osservano gli analisti di Moody’s che già avevano abbassato il rating di Abengoa a B3– il piano di dismissione degli assets e l’aumento di capitale appena approvato non sono sufficienti a mettere in bonis la società. Servirà anche il contributo degli obbligazionisti che molto probabilmente saranno chiamati a partecipare all’aumento di capitale e a un doloroso processo di ristrutturazione dei bond.

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