Cos’è il fondo ETF Invesco che punta sulle obbligazioni ibride?

Investire sui bond ibridi comporta l'assunzione di rischi elevati, meglio farlo attraverso un ETF. Vediamo il caso di Invesco.

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Invesco Euro Corporate Hybrid Bond UCITS ETF Dist

Il mercato delle obbligazioni ibride o subordinate vale circa 140 miliardi di euro. Parliamo di titoli che posseggono caratteristiche a metà tra debito e capitale. Le banche hanno iniziato ad emetterli dopo la crisi del 2008-’09, spronate dalle stesse autorità di controllo per rafforzare il loro grado di patrimonializzazione. Dati i maggiori rischi a carico dell’obbligazionista, offrono rendimenti decisamente superiori ai bond ordinari di pari durata. Il singolo investitore dovrebbe porre molta attenzione a non esporsi a questo mercato, ammesso che riesca ad accedervi, date le limitazioni imperanti per il canale retail. Meglio farlo tramite investitori istituzionali, che sono capaci sia di diversificare il portafoglio per minimizzare il rischio, sia di scegliere tra le emissioni più idonee allo scopo.

Pioggia di obbligazioni subordinate a rendimenti appetibili e precluse ai risparmiatori

Da qualche giorno ha fatto il suo debutto alla Borsa Italiana il fondo Invesco Euro Corporate Hybrid Bond UCITS ETF Dist (ISIN: IE00BKWD3966). Si tratta della terza quotazione dopo quella a Londra e Francoforte. Il fondo ETF investe in titoli obbligazionari ibridi emessi da società non finanziarie e da agenzie governative. Il paniere risulta ad oggi composto da 140 bond, di cui il 67,8% con rating “investment grade” e il 32,1% con rating “high yield”. In particolare, i titoli con rating A incidono per l’8,3%, quelli con rating BBB per il 59,5% e quelli con rating BB per il 32,1%. Il restante 0,1% è rappresentato da liquidità e depositi.

Le caratteristiche salienti dell’ETF

Quanto alle aree geografiche di investimento, la parte del leone la fanno le grandi economie europee, ad eccezione dell’Italia: Francia 28,1%, Germania 27,3%, Spagna 13,9%, Regno Unito 11,5%, mentre l’Italia è al 3,5%. I due terzi delle emissioni in portafoglio sono denominati in euro.

E aspetto non meno importante: tutti i titoli risultano fisicamente posseduti per replicare con esattezza la performance dell’indice Bloomberg Barclays Euro Universal Corporate ex Financials Hybrid Capital Securities 8% Capped Bond. Per evitare eccessivi rischi di concentrazione, l’ETF limita all’8% del totale le obbligazioni inserite in portafoglio emesse da un unico soggetto.

Tra le altre caratteristiche, le emissioni dei bond ibridi acquistati devono essere di controvalore complessivo pari ad almeno 500 milioni, avere una durata residua di almeno 1,5 anni e rating minimo BB+/Ba1. L’ETF pratica anche operazioni di “securities lending”. Esse consistono nel prestare i titoli acquistati a terzi soggetti, i quali in cambio pagano una commissione e cedono garanzie. Nel caso di inadempienza, queste garanzie vengono escusse. Il rischio insito in queste operazioni, tuttavia, è che queste garanzie non possano essere prontamente liquidate. Il 90% dei ricavi va all’ETF e il restante 10% all’agente di prestito. Venerdì scorso, ogni singola azione si acquistava a 39,85 euro.

I proventi vengono distribuiti ogni 3 mesi. Il rendimento alla scadenza è attualmente del 2,70%, mentre la duration media dei titoli in portafoglio è di 4,15 anni, relativamente corta, pur a fronte di una scadenza effettiva di 29 anni.

Portafoglio obbligazionario con ETF, quali pregi e qualche difetto da evitare 

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