Cosa sono i Buoni per la Salute Pubblica lanciati dal Prof Monti contro il Coronavirus

La lotta al Coronavirus si fa anche a colpi di bond. L'ipotesi lanciata dall'ex premier Mario Monti non è di per sé del tutto innovativa, ma resta interessante. Vediamola.

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La lotta al Coronavirus si fa anche a colpi di bond. L'ipotesi lanciata dall'ex premier Mario Monti non è di per sé del tutto innovativa, ma resta interessante. Vediamola.

L’Italia potrà sfondare il tetto del deficit al 3% del pil. Lo ha assicurato la Commissione europea, ancor prima di annunciare la sospensione del Patto di Stabilità per tutti gli stati membri dell’Eurozona. Sarà un’eccezione alla regola per consentire ai governi di sostenere le rispettive economie nella lotta al Coronavirus. Può sembrare una bella notizia, ma nel concreto significa che il nuovo indebitamento a cui Roma potrà fare ricorso per quest’anno non sarà più limitato a una cinquantina di miliardi di euro, quando già oggi il debito pubblico pro-capite sfiora i 40.000 euro, neonati e anziani compresi.

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Per cercare di finanziare il sostegno alla lotta contro il Coronavirus, il Prof Mario Monti, premier tra la fine del 2011 e la primavera del 2013 e oggi senatore a vita, ha proposto quelli che ha definito i “Buoni per la Salute Pubblica” o “Health of Italy Bonds”, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Avvenire. Nella sua idea, dovrebbero essere bond emessi con l’espressa finalità di cui sopra, con scadenza molto lunga o anche perpetui, basso tasso d’interesse e negoziabili sul mercato secondario, nonché incentivati sul piano fiscale.

Secondo Monti, sarebbe persino possibile che questi titoli fossero a tasso zero (senza cedola), se l’enorme liquidità iniettata sui mercati internazionali dalle banche centrali in questa fase portasse i rendimenti a livelli ancora più negativi. In quel caso, persino un tasso azzerato diverrebbe allettante per gli investitori. Inoltre, lo stato potrebbe prevedere condizioni di favore, come la totale esenzione fiscale di questi investimenti. Infine, come abbiamo accennato, le emissioni potrebbero anche essere “irredimibili”, cioè prive di scadenza, come ad oggi succede con alcuni bond bancari subordinati e per i quali viene, semmai, fissata una data “callable” alla quale esercitare la facoltà di rimborso.

Le differenze con i BTp

Quale sarebbe la differenza con i BTp? Si tratterebbe di bond dalla finalità certa, come con i “green bond” che tanto vanno di moda in questo periodo. Gli investitori istituzionali si mostrano sensibili a questa tipologia di obbligazioni, anche perché possono segnalare ai clienti di essere interessati alla sostenibilità del pianeta e, nel caso specifico, alla salute pubblica dello stato italiano. Grazie a questa peculiarità, l’Italia avrebbe modo di emettere debito a tasso bassissimo o nullo e per un periodo tendenzialmente illimitato. Immaginate che 10 miliardi di euro fossero raccolti dal Tesoro tramite i Buoni per la Salute Pubblica a tasso zero e senza scadenza. Equivarrebbe a un non debito, in quanto irredimibile e a costo nullo.

Sul secondario, tale bond sarebbe assimilabile al denaro contante sulla base del prezzo formatosi. Non sarebbe un investimento finalizzato a percepire un rendimento, se non eventualmente molto basso, ma a impiegare la liquidità in uno strumento relativamente sicuro e, in una prima fase, persino preferibile alle alternative con rendimenti negativi, le quali infliggono perdite certe alla scadenza. Il successo verrebbe garantito anche dalla sensibilità del cittadino comune, almeno nelle speranze di Monti.

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