Cosa significa il dato dell’inflazione USA a giugno per i rendimenti dei BTp

Il dato sull'inflazione americana a giugno ha sorpreso ancora una volta per eccesso analisti e mercati. Ecco l'impatto sui rendimenti dei BTp

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BTp Italia 2030, ecco le attese sull'inflazione © Licenza Creative Commons

Ieri, il dato sull’inflazione negli USA a giugno ha sorpreso ancora una volta mercati e analisti al rialzo. I prezzi al consumo sono cresciuti del 9,1% su base annua, in accelerazione dal +8,6% di maggio e sopra il +8,8% atteso. Si è trattato del livello più alto dal 1981. Su base mensile, l’indice dei prezzi segnava +1,3%, ai massimi dall’aprile 2005. Nel frattempo, i salari reali sono caduti per il quindicesimo mese consecutivo, contraendosi del 3,6%. Ciò significa che stanno crescendo al ritmo di circa il 5,5% all’anno. La borsa americana è andata giù, mentre il Treasury a 10 anni si è portato fin sopra 3,05%. Grosso modo stabili i rendimenti dei BTp, i quali restano più che altro in attesa del prossimo board della BCE.

Eppure l’inflazione USA è un driver per il mercato finanziario globale. Esso batte i tempi della stretta monetaria presso la prima economia mondiale. Con questi numeri la Federal Reserve non solo dovrà tenere fede alla promessa di un nuovo maxi-rialzo dei tassi d’interesse a fine luglio, ma difficilmente potrà indietreggiare sulla sua retorica da “falco”. Con molte probabilità, i tassi FED saliranno di un altro 1%% al board di fine mese, portandosi al 2,75%.

Il mercato scontava un rialzo dello 0,75% fino a qualche seduta fa.

Doppio impatto su rendimenti BTp

L’impatto sui rendimenti dei BTp è duplice. Per prima cosa, il rialzo dei rendimenti americani accresce la concorrenza ai danni dei titoli di stato europei. Chi comprerebbe un BTp a 10 anni senza congruo premio sull’omologo a stelle e strisce, pur scontando l’effetto cambio? Secondariamente, i rendimenti dei BTp risentiranno negativamente della linea di politica monetaria necessariamente più restrittiva anche a Francoforte. Il cambio euro-dollaro si è già portato sulla parità dopo venti anni.

Questo fenomeno aumenta il costo dei beni importati, accelerando il tasso d’inflazione nell’Eurozona.

La BCE non può più permettersi di assistere a una continua crescita dei prezzi al consumo nell’area. Ed ecco che dovrà segnalare ai mercati la volontà di agire di più e più in fretta per fermarne la corsa. Solo riducendo la divergenza monetaria attesa con la FED il cambio euro-dollaro potrà risollevarsi. In altri termini, il differenziale dei tassi dovrà contrarsi. I tassi BCE dovranno salire più in fretta di quanto sinora scontato dal mercato. E ciò non farà bene ai rendimenti dei BTp, che molto probabilmente torneranno a crescere anche in scia alla delusione per lo scudo anti-spread che sarà presentato al board di giovedì prossimo.

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