Cosa faccio se ho obbligazioni con rendimenti negativi in portafoglio?

Bond con rendimenti sottozero in portafoglio, minaccia o opportunità di guadagno? Cerchiamo di capire bene come funzionano e quando bisognerebbe stare attenti.

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Bond con rendimenti sottozero in portafoglio, minaccia o opportunità di guadagno? Cerchiamo di capire bene come funzionano e quando bisognerebbe stare attenti.

“Aiuto, in portafoglio mi ritrovo obbligazioni con rendimenti negativi. Che faccio, vendo?”. E’ la domanda che si porranno tanti piccoli investitori, che come il resto del mondo finanziario non sono stati mai abituati a pensare che un bond possa essere acquistato o emesso con la consapevolezza che infliggerà perdite certe alla scadenza. Di cosa parliamo per l’esattezza? Le obbligazioni con rendimenti negativi sono quelle dalla quotazione così elevata, che le cedole non riescano a compensarla, cosicché alla scadenza prevista verrà rimborsato un capitale inferiore rispetto al flusso degli interessi sino ad allora maturato. In altre parole, il debitore viene pagato dal suo creditore per indebitarsi. Un mondo alla rovescia, che riguarda ormai 13 mila miliardi di dollari di titoli negoziabili.

Circa il 62% del bond governativi nell’Eurozona rende sottozero, persino quelli italiani fino ai 2 anni, nonostante il nostro Paese sia continuamente nel mirino dei mercati per la sua posizione fiscale percepita debole. Addirittura, persino titoli corporate emessi da società con rating “spazzatura” stanno registrando una discesa dei rispettivi rendimenti sottozero. Ma cosa succede se mi ritrovo obbligazioni con rendimenti negativi in portafoglio?

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Cosa succede ai bond con yield negativa in portafoglio?

Ecco, la risposta più ovvia è di non preoccuparsi. Questi titoli infliggono perdite certe alla scadenza nel momento in cui vengono acquistati con rendimenti già negativi, non se fossero stati acquistati con livelli di rendimento positivi. Immaginiamo di avere in portafoglio un BTp a 2 anni, che avevo acquistato a fine giugno quando offriva lo 0,25% e che adesso mi segna poco meno di zero. Non significa affatto che ci sto perdendo, perché se tengo il bond fino alla fine, il rendimento che percepirò sarà sempre quello esibito all’atto dell’acquisto.

Semmai, se volessi rivenderlo in anticipo, oggi come oggi maturerei una plusvalenza, visto che in poco più di un mese si è apprezzato di circa mezzo punto percentuale.

Dunque, le obbligazioni in portafoglio con rendimenti scesi in territorio negativo non solo non intaccano il rendimento complessivo, ma potrebbero sostenere i nostri guadagni, se le disinvestissimo a prezzi superiori a quelli a cui le avevamo acquistate. E lo stesso ragionamento vale per il caso di acquisto di obbligazioni già con rendimenti negativi e che si scommette possano ulteriormente diminuire (i prezzi si muovono in direzione opposta ai rendimenti). Questa è logica per cui molti investitori istituzionali, pur non obbligati a farlo, continuano ad acquistare Bund formalmente in perdita fino a scadenze lunghissime (20 anni). Una logica, va detto, molto pericolosa per il piccolo investitore, il quale non possiede conoscenze e capacità di analisi tipiche delle grandi case d’investimento.

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A questo punto sorge un’altra domanda: quando approfittare dei rialzi dei prezzi per disinvestire? Se in portafoglio avete obbligazioni con rendimenti negativi a breve e medio termine, probabile che i rialzi proseguiranno nelle prossime settimane, grazie all’accomodamento monetario delle principali banche centrali. Sulle scadenze più longeve, sarebbe opportuno stare più accorti, così come per i bond con rating bassi. Un “junk” con rendimenti negativi – o fossero anche prossimi allo zero – non sarebbe sostenibile, ma lo stesso dicasi per un “investment grade” a lunga scadenza. Meglio rivendere quando i prezzi consentirebbero di maturare plusvalenze, a meno che il vostro obiettivo non fosse di percepire flussi cedolari fino alla scadenza.

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