Coronavirus bond: Frau Merkel apre all’ipotesi dell’Italia, ecco come funzionerebbero

Emissioni comuni di "Coronavirus bond". La Germania di Angela Merkel apre clamorosamente all'ipotesi lanciata dal premier italiano Giuseppe Conte, segno che i tedeschi abbiano molta paura della crisi economica in arrivo.

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Durante una videoconferenza tenutasi ieri tra i capi di stato e di governo dell’Unione Europea, la cancelliera Angela Merkel si è detta disponibile a considerare la proposta del premier italiano Giuseppe Conte sull’emissione congiunta di “Coronavirus bond”. L’idea è stata apprezzata dalla leader tedesca, per quanto ella abbia chiarito che ne discuterà con il suo ministro delle Finanze, Olaf Scholz, prima di fornire le proprie conclusioni. Più dubbiosa l’Olanda, secondo cui non vi sarebbe stata alcuna proposta “seria e concreta” sul tema. La Francia ha dato appoggio all’Italia e secondo Emmanuel Macron, questi titoli dovrebbero essere emessi dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e garantiti dal Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).

Il rimedio allo spread e a una crisi devastante dei BTp è solo uno

L’idea di Conte sarebbe di provvedere alla cure dei cittadini dovute alla pandemia con finanziamenti sovranazionali, i quali si farebbero anche carico di contrastare gli effetti economici del Coronavirus. Non è la prima volta che l’Italia lanci una simile proposta. Nel 2010, quando iniziava a farsi strada la crisi dei debiti sovrani, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, propose a Bruxelles i cosiddetti “Eurobond”, ricevendo un netto “nein” da Berlino.

Comunque li si chiami, i Coronavirus bond sarebbero emissioni di titoli del debito garantiti da tutti gli stati dell’Eurozona. Tecnicamente, le ipotesi sarebbero molteplici. L’Italia propone che le emissioni siano nazionali, ma che godano della garanzia di un organismo sovranazionale. In alternativa, almeno stando alla controproposta francese, questi bond verrebbero emessi dalla BEI e successivamente i proventi distribuiti tra gli stati membri (secondo il pil?), beneficiando della garanzia del MES.

La Germania ha paura

La Merkel non si mostra convinta della possibilità di utilizzare il MES in maniera incondizionata. Effettivamente, il Fondo salva-stati, oggetto di riforma proprio in questi mesi, non potrebbe erogare aiuti o prestare garanzia senza la sottoscrizione di un memorandum d’intesa sulle riforme da parte degli stati richiedenti. E ci sono anche problemi di incapienza. Insieme all’EFSF, il potenziale massimo sarebbe di 700 miliardi, di cui parzialmente utilizzato per i prestiti a paesi come Grecia e Portogallo, nonché per i salvataggi delle banche spagnole.

Al di là dei tecnicismi, l’evento “storico” consiste nella non chiusura della Germania a un’ipotesi che ha sinora sempre avversato. Le emissioni di debito in comune rappresenterebbero il salto di qualità dell’Eurozona verso una reale struttura fiscale unica, la sola che impedirebbe nel lungo periodo la rottura dell’area con la frammentazione dei mercati al suo interno. A beneficiarne sarebbero perlopiù gli stati del Sud Europa, Italia in testa, i quali esibiscono mediamente livelli di indebitamento più alti e una maggiore spesa per interessi. Essi si rifinanzierebbero sui mercati a costi inferiori, mentre gli stati del Nord Europa subirebbero un aggravio rispetto alle loro emissioni nazionali odierne.

Il fatto che la Merkel prenda in considerazione i Coronavirus bond testimonia la forte preoccupazione della Germania per le ricadute economiche e finanziarie di questa crisi, nata come sanitaria. Lasciata sola, l’Italia sarebbe costretta a indebitarsi per diversi punti di pil per affrontare l’emergenza, ma con un debito pubblico già il secondo più alto dopo la Grecia e un’economia ferma da decenni, ciò significherebbe esporsi a una nuova crisi dei BTp, con tutte le conseguenze nefaste che si avrebbero anche per il resto dell’area. L’euro torna ad essere a rischio, anche perché alla BCE non c’è più Mario Draghi, ma una disastrosa Christine Lagarde, fonte più di imbarazzo che di rassicurazione.

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