Con lo spread a 500, Italia verso il default

Il Tesoro deve collocare ancora 170 miliardi di titoli di stato da qui a fine anno e il rischio di chiedere aiuti appare sempre più concreto. Annullata l’asta Btp del 14 agosto

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Il Tesoro deve collocare ancora 170 miliardi di titoli di stato da qui a fine anno e il rischio di chiedere aiuti appare sempre più concreto. Annullata l’asta Btp del 14 agosto

 

Ormai appare sempre più evidente che l’Unione Europea (cioè la Germania) non voglia garantire neanche un centesimo per l’Italia. I tedeschi – come osserva il matematico Beppe Scienza – non sono disposti a fare da bancomat per la classe politica italiana. I tedeschi sanno bene come funziona la politica in Italia, sanno bene che se diventassero un rubinetto che “se si apre ecco i soldi”, questi finirebbero sì in Italia, ma finirebbero di nuovo ai vari Penati, Formigoni, Belsito e simili e ai loro compari. E considerando l’incapacità di questa inetta classe politica, ormai decotta, che da un lato proclama ogni giorno attraverso i media, diventati il megafono dei partiti, che il tessuto industriale è solido e il paese ha i mezzi per uscire dalla crisi, dall’altro ci sono i numeri e le statistiche che vanno in controtendenza dimostrando quante menzogne vanno raccontando da tempo questi ciarlatani. Uno su tutti è il rendimento del Btp decennale che, con lo spread a 500 punti, punta dritto al 7%, quella soglia oltre la quale tutti gli stati dell’eurozona, dall’Irlanda alla Spagna hanno dovuto chiedere aiuti per non finire in bancarotta. L’Italia, o meglio questa marcia classe politica sulla quale i partiti hanno fondato per anni i loro affari succhiando soldi ai contribuenti, sta cercando a tutti i costi di evitare lo scenario peggiore mandando in giro per l’Europa e negli USA il premier Monti col cappello in mano a batter cassa. Pena, il default fra 18 mesi anche con lo spread a 400.

 

Il Tesoro deve collocare ancora 170 miliardi di euro. Annullata l’asta Btp del 14 Agosto 

 

 

Uno studio appena approntato dagli economisti dell’Università Cattolica di Milano ha evidenziato come la spesa per interessi quest’anno raggiungerà tranquillamente gli 80 miliardi di euro e se le tensioni sui rendimenti dei titoli di stato a lungo termine non dovessero smorzarsi, c’è il rischio che occorra rastrellare altri 10 miliardi entro la fine dell’anno per riequilibrare i conti.

In pratica il ministero dell’Economia e delle Finanze – come riporta il Sole24 Ore – entro settembre dovrebbe aggiornare la spesa per interessi sul debito pubblico a 90 miliardi di euro. Finora la spesa per interessi del debito è stata sostenuta dalle manovre varate dal governo Monti, che hanno assicurato un avanzo primario del 4,9% rispetto al Pil, ma è del tutto evidente che ciò non basterà a fronteggiare la spesa futura sul debito a medio-lungo periodo che il Tesoro dovrà ancora collocare. Anche perché il Pil non cresce, ma decresce. Da qui a fine anno, infatti, dovranno essere piazzati ancora 170 miliardi di titoli di stato e la drastica salita dei rendimenti del recente periodo estivo ha indotto il ministero dell’Economia ad annullare l’asta dei Btp prevista per il 14 agosto. Del resto, andare in asta con tassi che superano il 6 per cento avrebbe costituito un rischio troppo grosso per il Paese. Anche perché il Tesoro italiano – si apprende da una nota diffusa due giorni fa – è in attesa di un’altra rilevante scadenza: dopo quella del 25 luglio caratterizzata da un’operazione di concambio tramite la collocazione di Btp a un tasso del 4,75 per cento,  questo mese dovranno essere rinnovati 31 miliardi di euro in scadenza. 

 

Pochi e inutili tagli. Che ben venga il commissariamento dell’Italia…per il bene degli italiani

  

In definitiva, con i tassi d’interesse superiori di quattro volte a quelli del decennale tedesco, per l’Italia il conto da pagare appare veramente salato alla fine e – secondo gli esperti della Cattolica – saranno necessari altri pesanti accorgimenti nei conti pubblici a fronte di un Pil che per quest’anno è previsto in calo del 2,2%.

Se non si riuscirà a tagliare la spesa pubblica, a partire dalle pensioni e dagli stipendi d’oro, la strada sarà un ulteriore aumento della pressione fiscale. Ma con un rapporto debito/pil a oltre il 123% per il 2012 appare veramente difficile da praticare, anche perché le entrate tributarie non hanno dato finora i numeri che il Ministero dell’Economia si attendeva: in pratica, a un aumento dell’imposizione fiscale non è corrisposto un maggiore gettito tributario poiché i consumi sono crollati drasticamente e difficilmente si riprenderanno a breve con un tasso di disoccupazione che sfiora l’11% (dati Istat). Forse, come sostengono gli euroscettici, l’unica vera soluzione per tagliare veramente gli sprechi e i privilegi pubblici sarebbe un commissariamento dell’Italia da parte di Bruxelles tramite la richiesta di aiuti al fondo salva-stati. E forse è solo una questione di tempo, 18 mesi secondo gli economisti dell’Università. Di questa classe politica italiana menefreghista, completamente distaccata dalla realtà quotidiana e dalle difficoltà in cui versa la popolazione, ormai non si fida più nemmeno l’Europa, ragion per cui il presidente della BCE Mario Draghi è stato bloccato dalla Bundesbank ad acquistare titoli di stato italiani. Il destino appare segnato.

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