Con l’addio di Weidmann alla BCE a rischiare sono proprio i bond italiani

Le dimissioni del "falco" tedesco aggiungono ulteriore scompiglio a uno scenario geopolitico già complicato. I bond italiani rischiano.

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L'impatto sui bond italiani delle dimissioni di Weidmann

Il “falco” anti-Draghi ha gettato la spugna. Jens Weidmann ha comunicato ieri le sue dimissioni da governatore della Bundesbank con un tweet laconico. Si chiude così un’esperienza decennale ai massimi livelli nella banca centrale tedesca. Avrà pesato la delusione della mancata nomina nel 2019 a capo della BCE, fatto sta che per i bond italiani il segnale di questo accadimento rischia di essere tutt’altro che positivo.

Weidmann è stato uno strenuo oppositore dell’eccessivo allentamento monetario e anche ieri ha trovato il tempo di mettere in guardia i colleghi alla BCE dal rischio inflazione. I prezzi al consumo sono saliti di oltre il 4% in Germania e proprio la Bundesbank li stima a +5% a fine anno. Ma all’Eurotower ritengono che il fenomeno sia transitorio. E forse le dimissioni del tedesco vogliono essere la risposta seccata e turbata a questa insensibilità ostentata da Christine Lagarde e la maggioranza del board.

Bond italiani e credibilità BCE

Già la sola eventualità che le divisioni a Francoforte crescano alla vigilia dell’annuncio della cessazione del PEPP a marzo del 2022 sarebbe un fatto negativo per i bond italiani. Ancora peggio, poi, se allarghiamo lo sguardo a quanto stia accadendo in queste settimane nell’Eurozona. La Germania, prima economia del continente, è di fatto senza leadership politica e, da ieri, anche in politica monetaria. La cancelliera Angela Merkel resta in attesa che il successore Olaf Scholz riesca a formare il governo, mentre la Bundesbank ha appena perso un suo valoroso condottiero, quanto semmai inefficace nel centrare gli obiettivi per via dei numeri a sé sfavorevoli nel board.

Ai mercati non piace l’assenza di leadership. E la BCE rischia di ritrovarsi da sola a combattere l’inflazione e a continuare ad offrire al contempo sostegno all’economia nell’area.

Grossa parte della sua credibilità le deriva dall’azionista di riferimento, cioè proprio la Germania attraverso la Bundesbank. Ma del prossimo possibile governo “semaforo” a Berlino sappiamo ad oggi solo che intende spendere di più e senza un Weidmann a bilanciare le pulsioni ultra-espansive, Francoforte rischia di farsi prendere la mano e di “surriscaldare” eccessivamente le aspettative d’inflazione. I bond italiani beneficiano degli acquisti BCE, purché essi avvengano all’interno di una cornice di stabilità macro e credibilità dell’intera impalcatura. Gli ultimi avvenimenti in Germania segnalano il rischio che la percezione tra gli investitori possa parzialmente cambiare.

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