Come reagire al crollo dei rendimenti per costruirsi un portafoglio remunerativo?

Un portafoglio di investimenti che sfrutti il crollo dei rendimenti obbligazionari? Ecco qualche possibile soluzione per mettere a frutto i propri risparmi in questa fase.

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Un portafoglio di investimenti che sfrutti il crollo dei rendimenti obbligazionari? Ecco qualche possibile soluzione per mettere a frutto i propri risparmi in questa fase.

Di dubbi non ne avevamo, ma oggi abbiamo avuto la conferma che i tassi rimarranno bassi ancora a lungo nell’Eurozona e che, anzi, potrebbero scendere nei prossimi mesi. Lo ha dichiarato esplicitamente il governatore della BCE, Mario Draghi, da Sintra, in Portogallo, partecipando al simposio delle banche centrali, dove ha evocato persino il ripristino del “quantitative easing” per rinvigorire l’inflazione nell’area.

I rendimenti delle obbligazioni di stato sono letteralmente precipitati, con il Bund a 10 anni a toccare un nuovi minimo storico al -0,32%. Lo stesso BTp offre ai minimi da 13 mesi, mentre la Grecia sulla medesima scadenza si attesta in area 2,50%, impensabile fino anche solo a qualche settimana fa.

Rendimenti europei da record su Draghi, BTp ai minimi dal governo Conte

Possibile sfruttare questi movimenti per costruirsi un portafoglio d’investimenti quanto più remunerativo? E come? Per prima cosa, come vi abbiamo segnalato in questo articolo sui BTp (La corsa dei BTp premia i nervi saldi), a guadagnare nelle fasi ribassiste dei rendimenti sono i titoli con scadenze più lunghe. Per questo, dovreste aumentare quella che in gergo si definisce la “duration” del portafoglio, da non confondere con la durata, anche se i due termini non sono tra loro in contraddizione. In sostanza, dovreste acquistare, chiaramente prima che si apprezzino troppo, bond più longevi e con cedole relativamente basse. Questi sarebbero i maggiori beneficiari del rialzo dei prezzi.

Maggiore propensione al rischio?

Secondariamente, quando i rendimenti obbligazionari si schiantano, sarebbe opportuno prendersi qualche rischio, acquistando titoli con rating medio-basso, mantenendoli entro una percentuale minoritaria. Questo, perché la caccia al rendimento tende a spostare capitali verso il debito corporate e sovrano più remunerativo, pur se maggiormente rischioso, anche perché in una fase di accomodamento monetario, i rispettivi emittenti trovano maggiore sollievo di altri, come nel caso delle utilities, solitamente molto indebitate e per questo avvantaggiate dai tassi d’interesse calanti. Basti guardare, a tale proposito, il crollo dei rendimenti registrato nelle ultime settimane dai corporate bond in dollari emessi negli USA e con rating “junk”, ben più marcato di quello segnalato dal segmento “investment grade”.

Corporate bond “spazzatura” meno rischiosi grazie alla Fed

Infine, non solo bond: se i rendimenti obbligazionari scendono, le azioni diventano relativamente più appetibili. Attenzione, però, perché queste sono più direttamente esposte alla congiuntura economica e se i tassi sono attesi in calo nei prossimi mesi a livello globale è, in buona parte, proprio per effetto dell’indebolimento delle prospettive delle economie maggiori, anche se apparentemente nessuna di esse sarebbe sull’orlo della recessione. Meglio eventualmente puntare su azioni di società attive in comparti anti-ciclici, ovvero che tendono a sovraperformare nelle fasi di debolezza dell’economia.

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