Come mai i BTp Futura non vanno così bene, malgrado il boom dell’economia?

I BTp Futura non stanno brillando neppure con il rimbalzo del PIL oltre le previsioni dopo la pandemia. Vediamo com'è possibile.

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BTp Futura e PIL

Dal luglio dello scorso anno, il Tesoro ha emesso tre BTp Futura, bond retail con rendimento agganciato all’andamento del PIL italiano attraverso il cosiddetto “premio fedeltà” e con cedole crescenti. Le scadenze attualmente in vigore sono novembre 2028, luglio 2030 e aprile 2037. L’obbligazionista si assume un minimo rischio nel comprarli per il caso in cui l’economia italiana andasse poco bene. Viceversa, sarà premiato qualora la dinamica fosse positiva. In ogni caso, il premio fedeltà non sarà mai inferiore all’1% del capitale nominale investito all’atto del collocamento e non potrà mai superare il 3% (2-6% per il BTp Futura 2037).

L’Italia si sta ponendo in testa alla classifica europea per tasso di crescita del PIL di quest’anno, pur dopo un 2020 da cancellare. Entro l’anno prossimo, più che recupererà le perdite accusate con la pandemia. In teoria, questo trend premierebbe proprio i BTp Futura. Eppure, da metà agosto tutti e tre i BTp Futura si sono deprezzati. Non solo, ciascuna scadenza continua ad offrire rendimenti più alti di quelli esitati sul mercato secondario dai bond di pari durata e con cedola fissa. Il titolo novembre 2028 rende a +13 punti base, il luglio 2030 a +17, l’aprile 2037 a +20.

BTp Futura, scambi contenuti sul mercato

Questo apparente controsenso deriva essenzialmente dal fatto che il premio fedeltà è riconosciuto unicamente agli obbligazionisti che abbiano acquistato il bond in fase di collocamento e che lo deterranno fino alla scadenza. Dunque, non ha alcun senso comprare sul mercato secondario per cercare di guadagnare dall’accelerazione dei tassi di crescita. Detto ciò, dovremmo aspettarci che per quanto appena detto, in pochi vorranno disfarsi di tali bond e, pertanto, dovrebbe esserci scarsa offerta di questi BTp Futura, tale da sostenerne i prezzi.

I dati ci dicono che nel trimestre luglio-settembre, gli scambi della scadenza 2037 sono stati pari a 525 milioni, neppure un decimo del capitale complessivo; in relazione al bond 2030, hanno superato di poco i 220 milioni, pari al 3,6%; infine, per il 2028 hanno ammontato a quasi 360 milioni, il 6,3% del capitale totale. Non si tratta di titoli molto tradati, probabilmente per effetto dei mancati acquisti da parte della BCE. Essa non può fare shopping di obbligazioni con cedole step-up. E gli stessi privati sembrano apprezzare poco titoli con cedole iniziali basse, specie in periodi di inflazione crescente. In definitiva, fattori tecnici ridurrebbero l’appeal dei BTp Futura.

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