Come il virus cinese potrebbe far impennare i rendimenti delle obbligazioni

Il mercato dei bond sta reagendo al Coronavirus con marcati cali dei rendimenti per la classica fuga degli investitori verso i beni rifugio, ma presto il rally potrebbe trasformarsi in una caduta del comparto. Vediamo perché.

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Il mercato dei bond sta reagendo al Coronavirus con marcati cali dei rendimenti per la classica fuga degli investitori verso i beni rifugio, ma presto il rally potrebbe trasformarsi in una caduta del comparto. Vediamo perché.

Il virus cinese ha contagiato i mercati finanziari, con il Treasury a 10 anni ad essere passato da un rendimento dell’1,92% di fine 2019 all’1,55% di queste ore, il livello più basso da quasi 4 mesi e poco sopra il minimo di 1,46% toccato agli inizi del settembre scorso. Quel che accade si spiega facilmente: gli investitori hanno paura dei contraccolpi per l’economia mondiale e acquistano i cosiddetti assets sicuri o percepiti tali. E così, anche il trentennale americano sta apprezzandosi, con il suo rendimento a scendere sotto il 2%. Lo stesso fenomeno si sta verificando in Europa, dove persino i BTp, pur tra i “reietti” dell’Eurozona, stanno vivendo una fase positiva di rialzi, con il decennale in area 0,90%, poco sopra i minimi storici toccati nel settembre scorso.

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Anche per effetto del Coronavirus, la domanda di obbligazioni di stato e corporate nell’unione monetaria è stata così elevata a gennaio, da avere surclassato l’offerta mediamente di sei volte per i collocamenti sindacati. Sembra logico, eppure le conseguenze a medio termine del virus cinese rischiano di essere di tenore opposto per gli obbligazionisti. A differenza di quanto si stia scontando in queste settimane, infatti, i rendimenti rischiano di salire tra qualche mese, persino repentinamente. Vediamo perché.

La provincia in cui ha avuto origine il virus si chiama Hubei e la capitale è Wuhan, territorio in cui vivono 11 milioni di abitanti, più di quelli di tutta la regione Lombardia. Qui hanno sede 300 delle prime 500 multinazionali, moltissime delle quali stanno interrompendo la produzione, in attesa di capire gli sviluppi, così come per limitare i casi di contagio tra i dipendenti, oltre che per le maggiori difficoltà di accedere alle materie prime e ai semi-lavorati, dato che l’intera area è stata posta in quarantena.

Rischio inflazione

Questo significa che l’offerta mondiale di una svariata quantità di beni dovrebbe ridursi nelle prossime settimane, a meno che le stesse multinazionali non fossero in grado di compensare i cali di questi giorni, una volta riattivati gli impianti a pieno regime. Difficile nel breve che l’impatto possa essere neutralizzato del tutto. Ciò implica pressioni inflattive in tutto il pianeta, vale a dire prezzi di beni e servizi in crescita. E se l’inflazione si surriscalda, i rendimenti reali delle obbligazioni diminuiscono, cioè il mercato chiederà prezzi dei bond più bassi per acquistare.

Inoltre, le banche centrali come BCE e Federal Reserve, che negli ultimi mesi hanno potuto riesumare gli acquisti di assets sulla bassa inflazione imperante rispettivamente nell’Eurozona e negli USA, saranno sempre meno giustificate a portare avanti simili stimoli monetari, mostrandosi ai mercati un po’ meno accomodanti per il prossimo futuro. Per contro, il rallentamento dell’economia cinese crea una tendenza deflattiva nel mondo. La Cina consuma un settimo del greggio mondiale, oltre la metà di alluminio e rame e quasi la metà dell’acciaio, nonché circa i due terzi di ferro. Un andamento meno dinamico dei consumi in questo immenso mercato da 1,4 miliardi di persone ne zavorrerebbe le quotazioni e per la già bassa inflazione nelle economie avanzate sarebbe un altro colpo basso.

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Dunque, bisogna vedere quale dei due effetti prevarrà o se si compenseranno tra di loro. Se il Coronavirus si rivelasse grave, ma non tale da minacciare più di tanto l’economia cinese, l’unica conseguenza concreta che ne deriverebbe sarebbe il calo temporaneo dell’offerta delle multinazionali, cioè una fiammata inflazionistica con tanto di rendimenti obbligazionari in ascesa. Se, invece, l’impatto fosse realmente grave, i consumi cinesi di materie prime si ridurrebbero, creando un effetto ribassista sui prezzi internazionali e, quindi, sostenendo i corsi dei bond.

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