Come i rendimenti negativi hanno fatto guadagnare il 6% in 6 mesi

La curva dei BTp scende sottozero fino alla scadenza dei 5 anni. E per chi ci aveva creduto sono stati mesi positivi.

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BTp luglio 2025, boom dei prezzi in pochi mesi

L’Italia sta agganciando, pur restando indietro, il treno dei rendimenti negativi dell’Eurozona. La curva tedesca è interamente sottozero, con la scadenza a 30 anni ad essere scesa negli ultimi giorni ai nuovi minimi storici, offrendo fino al -0,23%. In Italia, bisogna ormai attendere i 6 anni per vedere il primo rendimento positivo. Fino ai 5 anni, i BTp offrono rendimenti negativi anch’essi. Negli ultimi mesi, hanno registrato un rally eclatante in piena emergenza Covid. Grazie all’estremo accomodamento monetario della BCE, i prezzi non hanno fatto che salire, pur a fronte di un’impennata record delle emissioni del Tesoro. A fine anno, il debito pubblico italiano dovrebbe essere cresciuto di circa 190-200 miliardi di euro in appena 12 mesi ed essere salito al 160% del PIL.

Perché dai nuovi stimoli BCE possibili brutte notizie per i BTp

Chi ha creduto nell’Italia, possiamo affermare senza smentite che oggi può prendersi qualche bella soddisfazione. Uno dei casi più eclatanti riguarda la scadenza a 5 anni. Il BTp luglio 2025 e cedola 1,85% (ISIN: IT0005408502) veniva emesso nell’aprile scorso per la prima volta, nel pieno delle tensioni finanziarie scatenate dalla pandemia. Sono i giorni in cui lo spread BTp-Bund a 10 anni supera i 300 punti base e si teme per il collasso dei titoli di stato italiani come nel 2011.

Quando il bond sbarca sul MOT di Borsa Italiana, il suo rendimento si aggira in area 1,35% lordo e prezza poco sopra 102. Venerdì scorso, la quotazione risultava salita a 108,60. In poco più di 6 mesi, il titolo avrebbe fatto guadagnare ai possessori ben il 6%. Nel frattempo, infatti, il rendimento è sceso di poco sottozero. Sappiamo che prezzi e rendimenti si muovono in direzioni opposte.

E se consideriamo la cedola maturata per questo periodo, tra stacco del Tesoro a inizio luglio e rateo attivo incassato all’atto della ipotetica cessione, oggi ci porteremmo a casa un interesse lordo di quasi l’1%. Sommato al guadagno in conto capitale, arriveremmo a poco meno del 7% lordo, pari al 6% netto.

Premiato il coraggio. E adesso?

Si è trattato di un mix di fortuna e di scaltrezza, oltre che di coraggio. All’atto della sua emissione, in pochi avrebbero scommesso che l’Italia avrebbe superato la primavera sui mercati finanziari. Era perfettamente coerente con questo scenario strapagare gli obbligazionisti con una maxi-cedola. Oggi, appare ridicolo immaginare di indebitarsi a costi così elevati. A conti fatti, il 6% netto di guadagno lo si percepisce ormai detenendo per oltre 4 anni il BTp 2067, facendo riferimento al suo rendimento alla scadenza. Il coraggio, insomma, è stato premiato.

Chi acquistasse oggi il bond, invece, avrebbe la certezza di una perdita alla scadenza. Dunque, avrebbe senso inserirlo in portafoglio solo nel caso in cui si prevedesse una ulteriore ascesa delle quotazioni. E le probabilità che ciò accada appaiono buone. La Spagna sui 5 anni offre un rendimento del -0,44%, cioè circa lo 0,43% in meno dell’Italia. Immaginando che, grazie ai nuovi stimoli della BCE, il rischio sovrano percepito per il debito pubblico italiano scenda ai livelli di Madrid, il BTp luglio 2025 si apprezzerebbe di quasi un altro 2%. Nulla di eclatante, ma nemmeno da buttare in un periodo di magra come questi per i rendimenti. E nel frattempo ci sarebbe sempre quella cedola elevata a rimpinguare i guadagni.

Quali effetti avrebbe una tassa patrimoniale sui BTp?

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