Coco Bond, banche pronte a finanziarsi con strumenti ibridi

Si tratta di obbligazioni convertibili in azioni in caso di difficoltà dell’emittente. Costano meno degli aumenti di capitale e offrono cedole elevate agli investitori

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Si tratta di obbligazioni convertibili in azioni in caso di difficoltà dell’emittente. Costano meno degli aumenti di capitale e offrono cedole elevate agli investitori

Presto sentiremo sempre più parlare di Coco Bond (contingent convertible bond) sui giornali. Le banche ne hanno bisogno per rafforzare i loro coefficienti patrimoniali, dato che il livello delle sofferenze non tende a diminuire, mentre gli investitori sono a caccia di rendimenti sopra la media sempre più difficili da trovare.   Già nel 2014 c’è stato un aumento significativo delle emissioni di Coco bond, da parte delle banche europee, ma il boom dovrebbe arrivare nel 2015-2016. Lo sottolineano Julian Marks e David Brown, Portfolio Manager di Neuberger Berman, secondo i quali è probabile che questa tendenza continui, dal momento che gli istituti guardano alla ricostituzione delle loro quote di capitale in risposta alla pressione normativa. Il costo notevolmente inferiore dell’emissione rispetto al mercato azionario, così come la deducibilità fiscale, rendono i Coco bond molto interessanti per gli emittenti, mentre i rendimenti superiori rispetto al debito societario con rating analogo li rendono interessanti per gli investitori – precisano gli esperti -. Quindi, ove possibile, è probabile che le banche decidano di massimizzare l’uso del Tier 1 addizionale, o AT1Coco, nella loro struttura capitale piuttosto che emettere azioni. La dimensione totale del mercato Coco AT1 potrebbe superare i 200 miliardi euro nel giro di pochi anni. Ampiezza che potrebbe competere con il mercato europeo high yield ad esclusione dei finanziari, che a settembre 2014 era a quota 243 miliardi euro – concludono i due manager -.   Come funzionano i Coco bond   Ma di cosa si tratta? I Coco bond sono obbligazioni ibride bancarie, convertibili in azioni, che offrono rendimenti elevati rispetto ai prestiti obbligazionari bancari e possono avere anche una durata molto lunga. Vengono convertiti in azioni solo se il Tier 1 (il coefficiente che indica il livello di patrimonializzazione di una banca) scende sotto una determinata la soglia. Quindi, se il quadro patrimoniale peggiora il rischio dell’investimento in Coco bond aumenta perché l’obbligazione tende a trasformarsi in un’azione della stessa banca che ha emesso il titolo, ragion per cui all’investitore viene riconosciuta una cedola inizialmente molto generosa, commisura appunto al rischio di conversione. Non si perderebbe il capitale investito, ma il diritto a riscuotere la cedola annua (tipico di un titolo obbligazionario) diventando, difatti, soci dell’istituto di credito (attraverso le azioni). Come tale, avrà diritto alla distribuzione eventuale dei dividendi, fatta salva la possibilità di cedere le azioni sul mercato. In altre parole, se la banca va male il Coco Bond si trasforma automaticamente in azioni della banca stessa che, in crisi, viene così ricapitalizzata all’istante mentre il debito rappresentato da questi titoli si azzera. Ma se la banca va male anche il titolo azionario scenderà con il rischio per l’investitore di perdere molto.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Obbligazioni bancarie, Obbligazioni convertibili, Obbligazioni High Yield, Obbligazioni subordinate