CMC Ravenna verso il default, non pagherà interessi sui bond

La crisi dell’edilizia in Italia travolge anche CMC Ravenna che sospenderà i pagamenti sui bond high yield

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La crisi dell’edilizia in Italia travolge anche CMC Ravenna che sospenderà i pagamenti sui bond high yield

Dopo Condotte e Astaldi, un altro big player italiano delle costruzioni alza bandiera bianca. La Cooperativa Muratori e Cementisti romagnola (CMC Ravenna), da tempo in difficoltà finanziarie, ha dichiarato ufficialmente che non sarà in grado di ottemperare agli obblighi di pagamento, il prossimo 15 novembre, della rata di interessi maturati del prestito obbligazionario da 325 milioni di euro con cedola 6% e scadenza 2023 emesso lo scorso anno (Isin XS1717576141).

Per effetto, CMC Ravenna andrà in default anche sui pagamenti degli interessi dell’altro bond senior da 250 milioni quotato alla borsa del Lussemburgo con cedola 6,875% e scadenza 2022 (Isin XS1645764694), nonché verso i fornitori e altri obblighi a breve termine, visto il pesante fardello debitorio salito a 825 milioni di euro a fine 2017. A rischio anche gli stipendi dei dipendenti che potrebbero subire ritardi.

CMC Ravenna va in default su bond high yield da 325 milioni

Contrariamente a quanto annunciato dal direttore generale Paolo Porcelli il mese scorso, CMC non pagherà quindi le cedole dei bond. La decisione – resa nota a mercati chiusi – è stata adottata dal consiglio di amministrazione lo scorso 9 novembre dopo “aver preso atto all’unanimità che, in un contesto di mercato già strutturalmente problematico, per ragioni sopravvenute e imprevedibili, riconducibili in particolare a mancati incassi di commesse o di stati di avanzamento lavori, la società sta vivendo una situazione di tensione di cassa”. Allo scopo – recita una nota della società – CMC Ravenna ha nominato primari advisor finanziari Mediobanca e lo Studio Trombone Commercialisti Associati, per individuare nel più breve tempo possibile le misure necessarie al superamento in continuità aziendale della attuale situazione di difficoltà, per poi negoziare una complessiva manovra di riorganizzazione della propria esposizione finanziaria. Il cda della società ravennate ha quindi “deliberato di riconvocarsi quanto prima, e comunque non oltre 15 giorni, per valutare gli esiti degli approfondimenti in corso con l’ausilio degli advisor e assumere le conseguenti determinazioni”.

Alla borsa del Lussemburgo i bond CMC Ravenna avevano chiuso venerdì scorso intorno a 32% del valore nominale anticipando quelle che erano già nell’aria le intenzioni del gruppo di costruzioni emiliano che vanta un portafoglio ordini di 4,6 miliardi di euro. Alla base del dissesto finanziario di CMC, il pagamento in ritardo di due infrastrutture realizzate in Sicilia (superstrada Agrigento – Caltanissetta) in cui l’azienda di Ravenna si trovava in credito nei confronti di Anas, poi 60 milioni ancora da incassare per opere idriche in Kenya e un’altra decina per un manufatto dello stesso genere in Nepal.

La soluzione per la crisi aziendale di CMC – dicono gli esperti – sarà probabilmente quella della domanda di concordato in bianco propedeutica al concordato preventivo in continuità aziendale, sulla falsariga di quanto avvenuto per Astaldi, con la differenza che la società è più piccola e non è quotata in borsa. Il recovery dei bond, qualora fossero ristrutturati, si aggira – secondo gli analisti – intorno al 27% del valore nominale.

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Argomenti: Obbligazioni High Yield