CMC Ravenna chiede concordato. Bond giù del 90%

Le obbligazioni CMC Ravenna sono sprofondate a quota 10% del valore nominale. Rischio liquidazione e poche chances di recupero per gli investitori

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Le obbligazioni CMC Ravenna sono sprofondate a quota 10% del valore nominale. Rischio liquidazione e poche chances di recupero per gli investitori

CMC Ravenna chiede il concordato con riserva. Dopo Astaldi, il secondo più grande general contractor italiano, anche la Cooperativa Muratori e Cementieri romagnola ha fatto domanda di procedura concorsuale secondo legge fallimentare a tutela del proprio patrimonio e tentare di ristrutturare l’enorme fardello di debiti che sta schiacciando da tempo la società.

L’operazione era già nell’aria da diverse settimane, dopo che il Cda di CMC Ravenna aveva comunicato ufficialmente lo scorso mese di novembre che avrebbe sospeso il pagamento della rata di interessi maturati sul prestito obbligazionario da 325 milioni di euro con cedola 6% e scadenza 2023 emesso lo scorso anno (Isin XS1717576141). Benchè dal board trapelassero indiscrezioni circa il non ricorso alla legge fallimentare facendo leva sull’apporto finanziario di Legacoop, agli investitori appariva inevitabile quanto già accaduto per Condotte prima (finita in amministrazione straordinaria) e Astaldi poi. A differenza di quest’ultima, però, per la quale si stanno muovendo in soccorso grossi investitori e il gruppo Salini Impregilo, per CMC Ravenna la crisi sembrerebbe più pesante in quanto a esposizione debitoria nei confronti delle banche, tant’è che gli stipendi dei dipendenti stanno già subendo ritardi e i sindacati sono sul piede di guerra, visto che CMC avrebbe preventivato, fra le altre misure per ristrutturare le finanze, il dimezzamento della forza lavoro.

A pesare sui conti del gruppo sono circa 2 miliardi di debiti accumulati e, soprattutto, la mancanza di liquidità nell’immediato per portare avanti i lavori per le opere in corso e quelle da realizzare soprattutto all’estero che al 30 giugno scorso ammontavano a 3,72 miliardi di euro (di cui il 73% all’estero). Come per Astaldi, Condotte e in generale per il settore dell’edilizia italiana, la causa è imputabile ai mancati incassi e ai ritardi nei pagamenti, soprattutto da parte della pubblica amministrazione. Solo con Anas c’è in ballo un vecchio contenzioso di 800 milioni e lavori in fase avanzata per 1,6 miliardi, la maggior parte al Sud per i quali CMC deve ancora incassare dei soldi dai committenti.

Le difficoltà di CMC sono ben visibili sulle quotazioni dei bond high yield che alla borsa del Lussemburgo sono sprofondati a quota 10% del valore nominale. Si tratta di due prestiti senior, uno da 325 milioni con scadenza 2023 e uno da 250 milioni con scadenza 2022, entrambi pesantemente scaricati dagli investitori istituzionali e per i quali gli analisti non prevedono un recovery superiore al 25% del valore nominale, nella migliore delle ipotesi. Il timore maggiore – nonostante fonti vicine alla società tendano a tranquillizzare la situazione – è che il piano di ristrutturazione dei debiti di CMC potrebbe essere molto pesante e, in caso di fallimento dell’accordo coi creditori, la società rischia di essere messa in liquidazione. Il concordato, del resto, preserva l’integrità del patrimonio solo per un periodo di 120 giorni, prorogabile a 180, dopo di che il tribunale fallimentare prenderà una decisione. Gran parte del debito potrebbe quindi essere convertito in azioni nell’ambito di un processo di rafforzamento di capitale al quale Legaccop non potrà astenersi volendo tenere in vita la storica cooperativa romagnola.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Obbligazioni High Yield