Che fine ha fatto il bond “CR7” della Juventus? Dall’emissione è cambiato tanto

La Juventus emise la sua prima obbligazione a inizio 2019 e da allora il quadro finanziario è mutato, quello calcistico è stato stravolto dalla pandemia.

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Agli inizi del 2019, la Juventus si rivolgeva per la prima volta nella sua storia con un’emissione obbligazionaria. Il bond veniva subito ribattezzato “Cristiano Ronaldo”, dal nome dell’attaccante portoghese clamorosamente acquistato dalla società bianconera pochi mesi prima. L’affare fu così dispendioso da avere intaccato negativamente i conti del club, sebbene l’emissione non puntasse ad aumentare l’indebitamento, semmai a rifinanziarlo. Inizialmente, la società di Andrea Agnelli ipotizzò di raccogliere 150 milioni, ma il buon riscontro del mercato innalzò l’importo a 175 milioni di euro. Il bond ha scadenza 19 febbraio 2024 e cedola 3,375% (ISIN: XS1915596222). E’ un “callable”, in quanto nel prospetto informativo l’emittente segnala di poter rimborsare il titolo anticipatamente e solo per l’intero importo, in qualsiasi momento e al verificarsi di cambiamenti nella disciplina fiscale italiana.

L’emissione fu un successo, perché la bassa cedola venne esitata a fronte di nessun rating assegnato dalle agenzie di valutazione e in assenza pure di garanzie. La solidità finanziaria del club ha attirato gli investitori istituzionali, che si sono accontentati di poco. Ebbene, malgrado il rally del mercato obbligazionario di questi mesi, alla Borsa di Dublino il bond ha perso il 4,7% da inizio anno e ieri si aggirava in area 98,80 centesimi, offrendo un rendimento del 3,78%. Certo, rispetto ai minimi toccati a marzo, è rimbalzato del 6,5%.

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Conti Juventus in forte peggioramento

In effetti, il titolo ha subito le difficoltà che il calcio europeo sta patendo a causa dell’emergenza Covid, con stadi chiusi quasi del tutto ai tifosi e vendite di gadgets e visite al museo in forte calo.

Non a caso, le azioni Juve in borsa perdono il 40% quest’anno, il doppio della contrazione media di Piazza Affari. Complici gli scarsi risultati sportivi in Champions League, la capitalizzazione dei bianconeri è scesa a 1 miliardo di euro, comprensivo dei 300 milioni di aumento del capitale di fine 2019. Al netto dell’operazione, quindi, la società viene valutata oggi sui 700 milioni, non molti di più dei circa 650 milioni del periodo pre-CR7. Dai massimi toccati nella primavera dello scorso anno, risulta avere perso 800 milioni.

Rispetto al periodo pre-emissione, però, ad essere aumentato è stato l’indebitamento finanziario netto: 385 milioni al 30 giugno scorso, era di 310 milioni due anni prima, cioè precedentemente all’acquisto di CR7. In effetti, nelle ultime tre stagioni, la società ha registrato perdite crescenti, pari a circa 140 milioni di euro cumulati. Tra ingaggio lordo e ammortamento del cartellino, il portoghese incide a bilancio per circa un’ottantina di milioni all’anno. Troppi anche per le casse bianconere, che nella scorsa stagione hanno chiuso con ricavi per 573 milioni.

Detto ciò, il rischio di credito per gli obbligazionisti sembra obiettivamente molto basso, pur in previsioni di difficoltà finanziarie destinate ad acuirsi per la Juve e le altre squadre italiane (e non solo), data la seconda ondata dei contagi in corso. Il rendimento per contro si mostra cospicuo, se è vero che per una scadenza di 40 mesi offre praticamente più di 380 punti base in più all’anno di un BTp di pari durata.

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