Cedola del CoCo bond a dicembre in forse e le azioni della banca crollano

E’ stata una settimana da dimenticare per Piraeus Bank, una delle principali banche della Grecia. In appena 5 sedute, le sue azioni alla Borsa di Atene hanno perso oltre un terzo del loro valore, scendendo a 62 centesimi di euro e a una capitalizzazione di poco superiore ai 260 milioni. Il tracollo è dovuto all’indiscrezione, […]

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CoCo Bond Piraeus Bank, cedola a rischio

E’ stata una settimana da dimenticare per Piraeus Bank, una delle principali banche della Grecia. In appena 5 sedute, le sue azioni alla Borsa di Atene hanno perso oltre un terzo del loro valore, scendendo a 62 centesimi di euro e a una capitalizzazione di poco superiore ai 260 milioni. Il tracollo è dovuto all’indiscrezione, secondo la quale il Single Supervisory Mechanism della BCE non autorizzerebbe l’istituto a pagare la cedola da 165 milioni relativa al CoCo bond emesso nel 2015. Secondo la Vigilanza di Francoforte, infatti, il pagamento si configurerebbe come lo stacco di un dividendo, che in questo periodo di pandemia è un’operazione vietata.

Un ETF per investire nei CoCo bond

La banca emise questo bond per il controvalore di oltre 2 miliardi alla fine del 2015 e con la maxi-cedola dell’8% per i primi 7 anni, seguiti da una cedola pari al tasso midswap a 7 anni più la differenza tra l’8% e il tasso midswap a 7 anni all’emissione. Se la cedola a inizio dicembre non verrà pagata, automaticamente le obbligazioni perpetue andranno convertite in azioni, perché così prescrive il prospetto informativo per i casi di mancata corresponsione per due esercizi, non necessariamente consecutivi. E già nel 2018 era accaduto che la cedola non fosse stata pagata.

L’obbligazionista convertito sarebbe nel caso il fondo pubblico ellenico HFSF, nato negli anni passati per salvare le banche. La quota di questi nel capitale di Piraeus salirebbe dall’attuale 26,5% al 61,3%.

CoCo bond asset rischioso

Chiaramente, una simile prospettiva non piace agli investitori privati. Tre di loro, in possesso di quasi il 20% del capitale, nel corso della settimana passata avevano chiesto una ricapitalizzazione da 800 milioni. Nei fatti, con l’ascesa di HFSF nel capitale di Piraeus si avrebbe una momentanea nazionalizzazione della banca, che entro la prima metà del 2021 dovrebbe essere rivenduta ai privati.

Il caso solleva tanti interrogativi circa la reale natura dei Contingent Convertible Bonds, le obbligazioni “ibride” a metà tra capitale e debito e di cui spesso gli stessi investitori istituzionali sottovalutano i rischi. Il solo fatto che la BCE ne vieti i pagamenti delle cedole in questo periodo conferma che si tratti di un assets del tutto assimilabile al capitale di rischio, per cui l’obbligazionista si assume nella sostanza un rischio non troppo dissimile da quello a carico dell’azionista. Nel momento in cui le obbligazioni vengono convertite in azioni, poi, ci si espone a possibili grosse perdite, derivanti dal fatto che verosimilmente il prezzo di conversione sia anche di molto superiore a quello di mercato del titolo. Ad esempio, in poco più di tre anni, le azioni Piraeus hanno perso circa l’80% del loro valore in borsa. Del resto, le maxi-cedole sono la spia dei rischi altrettanto elevati che si corrono.

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