Le crociere Carnival ripartono, ma le sue obbligazioni “spazzatura” appaiono sopravvalutate

Boom di prenotazioni per la compagnia internazionale di crociere, anche se il debito rimane molto rischioso

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Obbligazioni

Buone notizie dalla compagnia di crociere Carnival, che per il secondo trimestre ha registrato un boom di prenotazioni del +45% rispetto al trimestre precedente. L’allentamento delle restrizioni anti-Covid non possono che fare bene al settore, anche se le criticità rimangono. La società ha fatto sapere tra l’altro che il 95% del personale sulle sue navi dovrà essere vaccinato, così da quasi azzerare il rischio di contagio. Resta il fatto che alla fine di febbraio di quest’anno fosse esposta per un debito monstre di 28 miliardi di dollari, 2,5 volte più alto su base annua. Nel secondo trimestre, Carnival ha chiuso in rosso di 2 miliardo e si aspetta perdite anche per il resto dell’anno. In media, nel primo semestre ha “bruciato” liquidità per 500 milioni al mese.

Ciononostante, il CEO Arnold Donald ha notato come la compagnia sia stata capace di raccogliere sui mercati 26,3 miliardi per fronteggiare la catastrofe provocata dalla pandemia. Grazie all’accumulo di questa montagna di liquidità, ha rassicurato, Carnival ha guadagnato tempo fino al prossimo anno. Le azioni Carnival segnano quest’anno +27%, ma restano del 46% più basse rispetto al periodo pre-Covid.

Gli alti rischi del debito Carnival

Il debito di Carnival è classificato come “junk” o “spazzatura” da tutte le principali agenzie di rating. L’anno scorso, subito dopo la diffusione della pandemia, ha collocato sul mercato un bond a 3 anni con cedola 11,5% (ISIN: USP2121VAE40) e rendimento in area 13%. Quello stesso bond oggi offre un rendimento di appena il 3,82%. In effetti, la quotazione è salita a poco meno di 113.

E le obbligazioni emesse all’inizio di quest’anno, con scadenza 1 marzo 2027 e con cedola 5,75% (ISIN: USP2121VAL82) oggi rendono il 4,64%.

Le altre con scadenza 1 giugno 2027 e cedola 7,875% (ISIN: US693070AD69) offrono ancora meno, cioè il 4,28%. La differenza tra queste due consiste nel fatto che le prime non siano garantite dagli asset aziendali, a differenza delle seconde. Ad ogni modo, siamo in presenza di rendimenti alquanto bassi, a fronte di rischi teorici altissimi. Non che quello di Carnival sia un caso isolato. Basti pensare che attualmente le obbligazioni “junk” in dollari negli USA rendono la media del 4%, poco più di un terzo dei livelli massimi toccati nel marzo 2020.

Ma è evidente che il debito di Carnival sia un tantino sopravvalutato. Il mercato sta comprando le buone prospettive all’orizzonte con la fine della pandemia. Tuttavia, i tempi del ritorno alla normalità saranno decisivi per il futuro del business crocieristico. In effetti, aleggia lo spettro di nuove restrizioni dopo l’estate per causa delle varianti. C’è il rischio che qualcuna di queste resista alle vaccinazioni e costringa i governi a continuare a limitare gli spostamenti. Se già qualcuno s’interroga come sia stato possibile per Carnival restare in vita in questi 15 mesi, immaginate quanto potenzialmente fatale sarebbe per la compagnia ritrovarsi alle prese con nuovi mesi di “lockdown”.

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