Buoni fruttiferi postali, il risparmio più amato dagli italiani

La sicurezza del capitale, la semplicità dell’investimento e la bassa imposizione fiscale fanno dei Bfp il cavallo di battaglia di Poste Italiane. Raccolti oltre 200 miliardi di euro al 31 dicembre 2012

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La sicurezza del capitale, la semplicità dell’investimento e la bassa imposizione fiscale fanno dei Bfp il cavallo di battaglia di Poste Italiane. Raccolti oltre 200 miliardi di euro al 31 dicembre 2012

Con un rendimento che può arrivare fino al 7% lordo all’anno, i buoni fruttiferi postali (Bfp), emessi da Poste Italiane, si confermano i prodotti finanziari più amati dagli italiani. Le recenti stangate sul risparmio attuate dal governo Monti e la crisi economica in atto, non hanno fatto desistere i risparmiatori tradizionali dal continuare a cercare rifugio nei classici libretti postali e nei buoni fruttiferi delle poste.

 

Tasse buoni fruttiferi postali e imposta bollo conti deposito

Del resto, le imposte sugli interessi maturati sono rimaste ferme al 12,50% (contro il 20% degli strumenti diversi dai titoli di stato), mentre sembra al momento non destare particolare allarme l’imposta di bollo introdotta sui depositi e che colpisce anche i Bpf, forse anche perché non è ancora stata recepita direttamente sulla pelle dei risparmiatori. Dal 1° gennaio 2013, infatti,  l‘imposta bollo buoni postali (cartacei e dematerializzati) è aumentata del 50 %, passando dallo 0,10% allo 0,15%. Non è una novità, perché prevista dal decreto “salva Italia” di oltre un anno fa, ma è bene non dimenticarsi il peso che questo rincaro avrà anche sui rendimenti dei Bfp, con esenzione sotto i 5.000 euro.

 

Buoni fruttiferi postali più convenienti dei conti deposito bancari

 

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Ma cosa spinge in particolar modo i risparmiatori italiani verso il risparmio postale e in particolare i Bfp? Essenzialmente – come ha osservato Massimo Sarmi, Ad di Poste Italiane – il rendimento, il costo irrisorio e la semplicità di sottoscrizione. Sono queste tre le principali caratteristiche che contraddistinguono l’investimento in Buoni fruttiferi delle Poste rispetto ai classici titoli di stato emessi dal Tesoro e collocati principalmente attraverso gli sportelli bancari. I Bfp rappresentano circa il 6-7% del risparmio totale degli italiani e a fine 2012 avevano superato i 200 miliardi di euro, un caso forse unico in Europa.

Per quanto riguarda il profilo della sicurezza, va ricordato che i buoni fruttiferi postali sono titoli emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e dunque garantiti dallo Stato, sono strumenti del risparmio distribuiti in esclusiva dagli sportelli di Poste Italiane, che somigliano molto ai vecchi e cari titoli di stato, come i Bot, i Cct e i Btp, oltre che i depositi bancari. Rispetto ai depositi bancari, però, sono il linea di massima più convenienti essendo soggetti a un prelievo fiscale meno oneroso (12,50%) e liberi da vincoli temporali, cioè si possono vendere in qualsiasi momento senza dover incorrere in penalizzazioni solitamente previste per i conti deposito con vincolo. Rispetto ai titoli di stato quotati, invece, che subiscono quotidianamente oscillazioni di prezzo, I Bfp non hanno alcun rischio, poiché l’investitore ha diritto a farseli rimborsare in qualsiasi momento al loro valore nominale (più gli eventuali rendimenti già maturati). Il capitale, salvo default dello Stato, è dunque sempre al sicuro.

 

I buoni fruttiferi postali BFPRenditalia, basati sul rendimento dei Bot a sei mesi

 

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Esistono diverse tipologie di buoni fruttiferi postali, che si differenziano per la durata e per la tipologia di tasso di interesse. In ogni caso i Bfp offrono sempre la garanzia di restituzione del capitale e degli interessi già maturati e sono rimborsabili in ogni momento presso l’Ufficio Postale. Negli ultimi tempi – come detto -risultano un porto piuttosto sicuro nel mare in tempesta della crisi finanziaria per i piccoli risparmiatori, perché a fronte di rendimenti contenuti, possono contare sulla solidità della Cassa Depositi e Prestiti. Le ultime emissioni hanno offerto rendimenti molto bassi, in linea coi rendimenti dei titoli di stato e che hanno causato un po’ di disaffezione da parte degli investitori, ma non hanno fatto desistere i risparmiatori dal rinnovare le scadenze, cambiando magari tipo di investimento. Poste Italiane è infatti molto attiva nella ricerca di innovative soluzioni di investimento e allo scopo nove linee di Buoni Fruttiferi ai quali si è aggiunto recentemente un nuovo prodotto denominato BFPRenditalia, basato sul rendimento dei BOT semestrali, e subito molto richiesto dalla clientela.

Si tratta della grande novità di aprile 2013. Ha durata massima di 5 anni e il rendimento è variabile: il tasso d’interesse è infatti calcolato ogni sei mesi ed è uguale al rendimento del Bot (con scadenza sei mesi) dell’asta avvenuta nel mese precedente il semestre di riferimento, aumentato (per questa emissione) di uno spread dello 0,5%. Cominciano a essere fruttiferi dopo 12 mesi.

 

Investire in Buoni Postali: tutti i tipi di Bfp sottoscrivibili

 

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Poste Italiane è molto attenta alle esigenze dei risparmiatori, tanto che è in grado di offrire una vasta gamma di scelta che è sempre in evoluzione. Attualmente sono in collocamento diverse tipologie di buoni fruttiferi postali, che vanno dall’investimento nei tradizionali buoni ventennali a quelli che consentono di proteggere il potere d’acquisto dall’aumento dell’inflazione, ma ci sono anche i buoni con scadenze di brevissimo periodo o quelli che premiano la fedeltà del risparmiatore.

 

Buoni Postali 18 mesi: pagano interessi annuali lordi ogni sei mesi e smettono di essere “fruttiferi” dopo un anno e mezzo. I rendimenti lordi sono 1% dopo sei mesi, 1,12% dopo un anno e 1,25% allo scadere dell’anno e mezzo. Gli interessi sono invariati rispetto alla serie precedente. Gli interessi sono di mezzo punto percentuale più alti rispetto alla serie emessa a febbraio.

 

Buoni postali 18 mesi Plus: rendono l’1,50% lordo alla scadenza del 18esimo mese, se rimborsati prima garantiscono solo la restituzione del capitale iniziale. La serie Z19 di febbraio rendeva l’1%.

 

Buoni postali 2 anni plus:  rendono l’1,75% lordo alla scadenza del 24esmo mese, se rimborsati prima garantiscono solo la restituzione del capitale iniziale. La serie E09 rendeva l’1,25% lordo.

 

Buoni postali 3×4: gli interessi annuali sono pagati ogni tre anni, fino alla scadenza del dodicesimo anno. Garantiscono interessi a partire dal terzo anno. Questi i rendimenti lordi: dopo tre anni 2,75%, dopo sei anni 3,25%, dopo nove anni 3,75%, al compimento del dodicesimo anno 4,75%.

I rendimenti sono in aumento dello 0,75% rispetto alle emissioni del mese scorso.

 

Buoni Postali 3×4 Fedeltà: sono buoni dedicati a chi possiede BFP Indicizzati a scadenza, BFPDiciottomesi e BFPDiciottomesi Plus giunti a scadenza nell’anno e che intende reinvestire quelle somme in altri buoni fruttiferi. Funzionano come i BFP3×4, ma offrono rendimenti più alti: dopo tre anni 3,25%, dopo sei anni 3,50%, dopo nove anni 4%, al compimento del dodicesimo anno 5%. I tassi sono più convenienti rispetto alla serie di febbraio.

 

Buoni Fruttiferi Postali “Dedicati ai Minori“: sono studiati per offrire ai ragazzi, al compimento del 18° anno di età, l’opportunità di realizzare un progetto o un sogno nel cassetto. Genitori, parenti, amici, tutti, purchè maggiorenni, possono regalare un Buono.

 

Buoni Fruttiferi Postali Ordinari: durano 20 anni e possono essere rimborsati in anticipo garantendo gli interessi maturati a partire dal primo anno. I rendimenti di questo mese sono più convenienti di quelli della serie precedente.

 

Buoni Fruttiferi Postali Indicizzati all’Inflazione Italiana: garantiscono sia un rendimento fisso che il recupero della perdita di valore dovuta all’inflazione, sia sul capitale che sugli interessi. Riconoscono interessi dopo i primi 18 mesi. I rendimenti lordi della serie attuale sono di mezzo punto percentuale migliori rispetto a quelli dell’emissione di febbraio.

 

Buoni fruttiferi postali 7 insieme: restituiscono ogni anno una quota del capitale sottoscritto all’inizio, più un tasso fisso, che per questa serie è il 3,5% lordo. Sono buoni indicati per investimenti più consistenti, per poter usufruire di quote annuali significative, ma hanno la controindicazione degli interessi riconosciuti solo alla fine del settimo anno. Il tasso previsto per febbraio era il 3%.

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