BTPi in asta, rendimento vola al 7,30%

Il Tesoro ha collocato il giorno del Btp day 500 milioni di titoli a lunga scadenza a un tasso vertiginoso, nonostante le forti richieste. Banche italiane in difficoltà, pronti 600 miliardi di aiuti dal FMI

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Il Tesoro ha collocato il giorno del Btp day 500 milioni di titoli a lunga scadenza a un tasso vertiginoso, nonostante le forti richieste. Banche italiane in difficoltà, pronti 600 miliardi di aiuti dal FMI

Forte rialzo dei rendimenti anche per i BTPi italiani a lunga scadenza. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha collocato oggi 567 milioni di titoli di stato indicizzati all’inflazione dell’area euro, scadenza 15 settembre 2023, con cedola semestrale, a un tasso iniziale del 7,30% annuo (Isin: IT0004243512), in netto rialzo rispetto all’asta precedente. (Tesoro: collocati in data odierna 567 milioni di Btp). Il quantitativo in collocamento, che ha ricevuto domande pari a 1,22 miliardi, era molto contenuto (fra i 500 e i 750 milioni) e quindi facilmente assorbibile dal mercato, tuttavia l’evento era molto atteso e importante per saggiare il clima all’indomani dei recenti crolli delle borse europee e delle tensioni politiche e internazionali che vedono adesso l’Italia al centro degli obiettivi della speculazione internazionale. (Crisi Italia, crisi Euro, crisi Europa: intervista a Gipa69). Tensioni che ben si possono tastare sul mercato secondario dei BTP dove lo spread col bund tedesco decennale, benché in discesa oggi intorno ai 475 punti, non accenna a tornare a livelli più rassicuranti, nonostante le difficoltà che la scorsa settimana ha incontrato anche la granitica  Germania a collocare i propri titoli di stato. Preoccupazioni che si possono percepire anche aolo guardando i rendimenti sulla parte breve della curva, quella che comprende le scadenze a due anni, che gli operatori tengono sotto stretta osservazione, e che vede i BTP superare abbondantemente il 7% di rendimento.

TITOLI DI STATO IN RIALZO GRAZIE AL BTP DAY

Oggi a sostegno dei titoli di stato italiani, è scesa in campo anche l’ABI, l’associazione bancaria italiana, che per oggi e il prossimo 12 Dicembre (quando saranno collocati nuovi BOT) ha deciso di promuovere l’acquisto di titoli di stato ai risparmiatori privati attraverso gli intermediari bancari che hanno aderito all’iniziativa senza addebito delle relative commissioni di acquisto. L’obiettivo – fa notare Luca Perpenti di Banca Carige – è quello di dare un chiaro segnale del proprio impegno per l’Italia. L’investimento in titoli di Stato da parte dei risparmiatori può essere infatti un contributo importante per dimostrare la fiducia che gli italiani hanno nel proprio Paese. L’iniziativa – prosegue il funzionario – si riferisce al mercato secondario, cioè ai titoli già emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che circolano sul mercato tra i risparmiatori, gli investitori e gli intermediari e sarà ripetuta anche in altre occasioni. Ma se è vero che nessuno regala niente e tanto meno le banche, come mai si è deciso di effettuare una simile promozione? E’ possibile – riferiscono da UBS – che le banche italiane, già stracolme di titoli di stato italiani, abbiano bisogno di alleggerire i propri depositi per far spazio alle prossime pesanti emissioni del Tesoro. Non potendo cedere i Btp a investitori istituzionali esteri che in questo momento non li vogliono, cosa fanno? Li rifilano direttamente ai risparmiatori italiani. Una politica che le banche italiane stanno perseguendo già da diversi mesi allo sportello informando la clientela che dal prossimo anno la tassazione sui titoli di stato rimarrà invariata al 12,50%, mentre aumenterà al 20% per tutti gli altri prodotti finanziari.

OTTO BANCHE ITALIANE DECLASSATE DA FITCH: DOVRANNO RICAPITALIZZARE

In questo contesto, non bisogna dimenticare che la crisi sta mettendo alle corde l’intero sistema bancario italiano fra discesa dei tassi d’interesse e costi della raccolta in crescita. Molti grandi istituti di credito italiani erano già stati declassati lo scorso mese di Ottobre, mentre due giorni fa è toccato ad altre otto realtà bancarie italiane di medie dimensioni da parte dell’agenzia di rating Fitch. Si tratta nello specifico della Popolare di Sondrio (‘A-‘ da ‘A’), del Credito Valtellinese, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza (a ‘BBB’ da ‘BBB+’). Revisione di due livelli, invece, per Credem (‘BBB+’ da ‘A’), Bper (‘BBB’ da ‘A-‘), Bpm (‘BBB’ da ‘A-‘) e Banca Etruria (‘BB+’ da ‘BBB’). Tra gli elementi di criticità, l’agenzia segnala “la prospettiva che le svalutazioni su crediti rimangano elevate” e la necessità di operare “con un grado maggiore di asset liquidi e con livelli di capitale più alti. Tanto più che «il contesto operativo per le banche potrebbe peggiorare ulteriormente a causa dei rischi insiti nell’attuale situazione di mercato”. Tradotto: dovranno effettuare aumenti di capitale seguendo le orme dei grandi gruppi bancari italiani che già l’hanno fatto o si apprestano a farlo.

PRESTITO FMI ITALIA: IPOTESI SALVAGENTE DA 600 MLD DI EURO PER ROMA

Mentre la BCE continua ad acquistare titoli di stato italiani e spagnoli in maniera sempre più massiccia, indiscrezioni del fine settimana riportano che il Fondo Monetario Internazionale abbia approntato un salvagente per l’Italia fino a 600 miliardi di euro nel caso la situazione dovesse precipitare. Una notizia subito smentita dallo stesso FMI, ma francamente molto credibile alla luce delle forti tensioni che si stanno verificando sul mercato dei Btp. L’Italia dovrà infatti rinnovare titoli di stato in scadenza per 180 miliardi entro Aprile e se le tensioni sui mercati dovessero acuirsi in futuro è probabile che le prossime aste pubbliche debbano essere puntellate da aiuti esterni. Aiuti che arriverebbero sotto forma di prestiti internazionali dal FMI al 4-5% ma che in realtà partirebbero dalla Banca Centrale Europea che presterebbe soldi al Fondo, non potendo finanziare direttamente gli stati europei in difficoltà. Una misura eccezionale – fa notare un analista di Mediobanca – che, se da un lato potrebbe farci stare relativamente tranquilli, dall’altro rischia di compromettere seriamente la sovranità italiana in un contesto europeo sempre più dominato dall’asse franco-tedesco e dallo strapotere delle banche e dalle istituzioni finanziarie internazionali. Del resto – fa notare l’analista – ultimamente la speculazione contro l’euro ha preso di mira l’Italia proprio perché si trova di fronte a uno degli ostacoli più grossi da superare, quello del rifinanziamento del debito pubblico nel 2012 per 250 miliardi.

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Argomenti: Nuove emissioni, collocamenti, Titoli di Stato Italiani

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