Btp, tornano in scena i trentennali ma l’economia va male

Dopo due anni di assenza, il Tesoro riapre l’emissione dei titoli di stato con scadenza 2040. Successo dell’operazione e rendimenti oltre il 5%, ma l’economia reale soffre per il crollo dei consumi

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Dopo due anni di assenza, il Tesoro riapre l’emissione dei titoli di stato con scadenza 2040. Successo dell’operazione e rendimenti oltre il 5%, ma l’economia reale soffre per il crollo dei consumi

Tornano in asta i Btp a 30 anni, dopo 21 mesi di assenza. Non si tratta un nuovo titolo di stato ma della riapertura (la 16ma tranche) del Btp 5% scadenza 1 Settembre 2040 che non veniva offerto da maggio 2011 e che ora ha una vita residua di 27 anni. Il titolo (ISIN IT0004532559) è stato collocato dal Tesoro per un ammontare di 1,75 miliardi di euro a fronte di domande complessive, giunte da ogni angolo d’Europa, per circa 3 miliardi di euro e ha offerto un rendimento lordo finale pari al 5,07% a fronte di un prezzo di poco superiore al 99% . Il Tesoro – osserva un operatore di Banca IMI – ha approfittato del ritrovato clima di fiducia nei confronti dell’Italia per tornare ad emettere titoli lunghi, come aveva anche preannunciato il direttore del debito pubblico Maria Cannata, che sono stati i più penalizzati lo scorso anno. Il Btp 2040 in sei mesi ha recuperato il 25% del terreno perduto prima dell’attacco speculativo all’Italia, da meno di 80 dello scorso mese di luglio agli attuali 99 facendo la fortuna di chi ha approfittato dei momenti bui per investire su questi tipo di strumenti finanziari. Al momento, però – commenta Simone Sosio di Bank Austria che segue il mercato dei titoli di stato italiani – il prezzo del trentennale appare abbastanza pompato, anche perché, in assenza di collocamenti negli ultimi 24 mesi, gli istituzionali si sono concentrati a comprare su poca carta al punto che il rendimento è risultato di poco superiore al Btp decennale (sotto il 4,5%). Ora, con il collocamento di questa nuova tranche, i prezzi dovrebbero tornare a calmierarsi.

 

 Assegnati in asta anche Btp e Ccteu per oltre cinque miliardi di euro 

Contestualmente all’asta del Btp 2040, sono stati collocati anche titoli con scadenza a 3 e 15 anni, ovvero: la terza tranche di Btp 3 anni scadenza 1° dicembre 2015 (ISIN IT0004880990) e cedola annuale del 2,75%; la quattordicesima tranche di Btp 15 anni scadenza 1 marzo 2026 (ISIN IT0004644735) e cedola annuale del 4,50% per circa 4,25 miliardi di euro complessivi.

Sulla durata triennale, il rendimento finale offerto è stato del 2,3%, mentre per la scadenza quindicinale il tasso lordo è risultato del 4,55%, in leggero rialzo per entrambe le emissioni. Il Tesoro italiano ha collocato anche la nona tranche di Ccteu scadenza 15 giugno 2017 (Isin IT0004809809) per un ammontare complessivo di 1,43 miliardi di euro. Il rendimento, come da attese, si è attestato al 2,55% dal 2,17% dell’emissione precedente

 

Confesercenti: tracollo dei consumi in Italia per 45 miliardi di euro

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Intanto, se sui mercati finanziari sembra tornare la calma coi rendimenti dei titoli di stato a livelli contenuti, l’economia reale non viaggia di pari passo. A tracciare il quadro negativo della situazione è il livello dei consumi degli italiani, crollati letteralmente nel 2012 sotto il peso delle tasse e della perdita dei posti di lavoro. Da un punto di vista prettamente previsionale – secondo la Confesercenti –  nel biennio 2012-2013 la flessione dei consumi sarà pari a 45mld di euro. Nell’anno in corso chiuderanno 281 imprese al giorno ovvero 450mila imprese in totale di cui 72mila nel commercio al dettaglio.

 

Crisi economica Italia: le liberalizzazioni degli orari hanno fatto l’interesse della GDO

La liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali ha portato i piccoli esercizi a perdere quota di mercato: quest’anno scenderà dello 0,6% nell’alimentare e dello 0,5% nel no-food. Il rischio – secondo Confesercenti – è di una vera e propria desertificazione delle città e ci sarà un’emorragia di posti di lavoro nel commercio e turismo oltre al dato che, fiscalmente, le aziende pagheranno 3.000 euro in più. La previsione dell’associazione viene supportata anche dall’andamento delle vendite durante il periodo dei saldi invernali. “Si conferma a consuntivo la previsione molto negativa di questa stagione di saldi invernali”. Lo affermano con una nota congiunta Adusbef e Federconsumatori, citando i dati dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori su campione di famiglie in tutta Italia, elaborando i dati delle città in cui i saldi sono iniziati il 2 gennaio.

La cifra complessiva si è attestata da 2,4 mld a 1,95 mld con una riduzione complessiva del 18,6%”.

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