BTp settembre 2051, ecco il nuovo trentennale dello stato

Il Tesoro italiano ha emesso ieri nuove obbligazioni a 30 anni, a fronte anche di un'operazione di concambio. Vediamo le caratteristiche del bond.

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Ecco le caratteristiche del nuovo trentennale italiano

Ieri, il Tesoro italiano ha emesso tramite collocamento sindacato un nuovo bond a 30 anni, stavolta con scadenza 1 settembre 2051. L’operazione è avvenuta con enorme successo, raccogliendo ordini per oltre 90 miliardi di euro, a fronte dei quali sono stati collocati sul mercato 8 miliardi. Allo stesso tempo, il Tesoro ha provveduto ad effettuare un concambio per i seguenti titoli:

  • BTp 01/08/2021, cedola 3,75% (ISIN: IT0004009673)
  • BTp 01/05/2023, cedola 4,50% (ISIN: IT0004898034)
  • BTp 01/08/2023, cedola 4,75% (ISIN: IT0004356843)
  • BTp 01/10/2023, cedola 2,45% (ISIN: IT0005344335)
  • CcTeu 15/01/2023 (ISIN: IT0005359846)

L’emissione del nuovo titolo è avvenuta con spread di soli 5 punti base rispetto al BTp 1 settembre 2050 e cedola 2,45% (ISIN: IT0005398406). E così, il bond è stato emesso con cedola 1,70% e ha esitato un prezzo di 98,686, pari a un rendimento annuo lordo alla scadenza dell’1,763%. Parimenti, il Tesoro ha riacquistato titoli per 9,97 miliardi di euro. Pertanto, nella giornata di ieri il debito pubblico si è ridotto di 2 miliardi netti tra emissioni e riacquisti e ha allungato un altro po’ la sua vita media, visto che sono state ritirate dal mercato le scadenze medio-brevi, dando spazio a una ultra-lunga.

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Le potenzialità del nuovo BTp a 30 anni

Il trentennale italiano si mostra ancora oggi allettante rispetto ai suoi omologhi stranieri. In Spagna, il Bonos offre per la medesima durata un rendimento di appena l’1%. In Germania, il Bund viaggia a quasi -0,20%. Questo significa che vi sarebbe un buon margine perché il rendimento italiano scenda, almeno avvicinandosi ai livelli spagnoli. Nel caso in cui la BCE annunciasse nuovi stimoli monetari e riducesse ulteriormente la percezione del rischio sovrano sui mercati finanziari, il restringimento degli spread tra BTp e Bonos farebbe sì che i nostri titoli a 30 anni appena emessi possano apprezzarsi di circa il 17-18%, arrivando in area 115.

Sarebbe un affare per quanti abbiano potuto acquistare ieri all’atto del loro collocamento.

Volendo fare un confronto con l’attuale “benchmark” sopra citato, la cedola nominale del 2,45%, una volta rapportata al prezzo di acquisto sul secondario oggi vigente (in area 117,50), scende a un tasso effettivo di meno del 2,10%, pur restando di circa 35 punti base più alta del nuovo bond. Tuttavia, alla scadenza infliggerà una minusvalenza lorda pari allo 0,50% per ogni anno di durata dell’investimento da oggi. Viceversa, nel caso del BTp 2051, alla scadenza si riporterebbe una minima plusvalenza dell’1,33%, pari allo 0,04% di rendimento extra all’anno percepito a posteriori.

Infine, un aspetto da non sottovalutare risiede nella prevedibile liquidità sostenuta degli scambi per questo titolo. Poiché diverrà da qui a pochi mesi la nuova scadenza di riferimento a 30 anni, sarà molto tradato e ciò consentirà all’obbligazionista di rivenderlo a prezzi molto vicini a quelli pretesi, grazie alla domanda relativamente abbondante. E questo, nell’ottica di un possibile disinvestimento non è mai un elemento secondario.

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