BTp settembre 2044: cedola alta e alla scadenza in gioco rendimento del 5%

Analizziamo il titolo di stato italiano che scade nel 2044 e che offre una maxi-cedola del 4,75%. Ecco perché non è tutto oro ciò che luccica.

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BTp settembre 2044 e cedola 4,75%

Negli ultimi anni, i rendimenti italiani si sono ridotti moltissimo, beneficiando della politica monetaria ultra-espansiva della BCE, sebbene i fondamentali macro si siano persino indeboliti. Basti guardare al rapporto tra debito pubblico e PIL, che alla fine del 2020 esploderà al 160%, a causa del Covid. Una conseguenza di questo trend pluriennale si ha sui prezzi. Poiché molti BTp a lunga scadenza sono stati emessi con cedole alte, adesso sul MOT di Borsa Italiana scambiano a prezzi di gran lunga superiori a quelli a cui vennero collocati sul mercato. In questo articolo, vi riproponiamo il caso del BTp 1 settembre 2044 e cedola 4,75% (ISIN: IT0004923998).

Questo bond debuttò nel 2013 come un trentennale. A rigore, venne emesso con scadenza residua pari a 31,5 anni. Già questo dato ci fa capire come la cedola, che oggi ci sembra molto alta, fosse in verità storicamente bassa, guardando al passato anche recente. Oggi, questo titolo di stato si acquista a una quotazione decisamente sopra la pari, anzi risulta essere il più caro sul mercato sovrano italiano. Venerdì, quotava 168,90. Questo significa che per inserirne in portafoglio 1.000 euro nominali bisognerebbe spendere 1.689 euro.

I rischi del BTp con cedola alta, ecco qual è la grande minaccia al rendimento

Il tasso d’interesse annuale, una volta rapportato all’esborso monetario, scende parecchio. Non sarà più pari al 4,75% dell’investimento, bensì il 2,81%. E al netto della tassazione del 12,50%, scenderebbe ancora al 2,46%. Meno della metà di quanto faccia intendere il tasso rapportato al valore nominale del bond, ma comunque sempre elevato. Considerate che in questa fase il titolo italiano più redditizio sia il BTp 2067, che offre un rendimento di neppure l’1,80% lordo, circa l’1,55% netto.

I rischi dei BTp troppo cari

Bello, vero? Eppure, il problema si ha alla scadenza, quando ci verrebbero rimborsato 1.000 euro e non i 1.689 spesi.

A causa del sovrapprezzo pagato per acquistare il bond, tra circa 24 anni accuseremmo una minusvalenza del 40,8%. Essa si ottiene rapportando il sovrapprezzo all’intera spesa. Dividendo questa perdita per il numero di anni residui da qui alla data di rimborso (23,78 anni), otteniamo un minore rendimento dell’1,715%. Ma, attenzione, perché sulle perdite si vanterà un credito d’imposta pari alla tassazione del 12,50%. Se entro 5 anni dalla maturazione, il credito non fosse compensato con debiti fiscali scaturiti da plusvalenze di natura finanziaria, esso andrà perduto.

Zainetto fiscale, occhio al portafoglio obbligazioni a fine anno

Per quanto scritto, il credito d’imposta di cui sopra non dovrebbe essere considerato certo, specie se facesse riferimento a un titolo con scadenza così lunga. Non possiamo sapere oggi se tra 20 o 30 anni avremo riportato plusvalenze compensabili. Per titoli così cari, è un problema da non sottovalutare. Pensate solamente che nel caso in cui il credito d’imposta non venisse compensato, il BTp 2044 ci offrirebbe un minore rendimento complessivo del 5,10%, pari a circa lo 0,21% per ogni anno di detenzione del titolo in portafoglio. In altre parole, sarebbe come se il rendimento netto non fosse dello 0,96%, come teoricamente emerge dall’analisi del bond, bensì dello 0,75%. E questo sarebbe il rendimento offertoci dal BTp marzo 2035, cioè in scadenza quasi un decennio prima, sebbene anche questo titolo quoti molto sopra la pari, pur meno del BTp settembre 2044, riproponendo in parte lo stesso rischio. Occhio, quindi, quando si compra un’obbligazione apprezzatasi troppo.

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