Btp rischiosi ma valutazioni attrenti

Le valutazioni dei Btp, nonostante i rischi politici, li rendono però appetibili per gli investitori a caccia di rendimenti

di Mirco Galbusera, pubblicato il
Le valutazioni dei Btp, nonostante i rischi politici, li rendono però appetibili per gli investitori a caccia di rendimenti

Lo spread Btp/Bund ha chiuso la seduta in lieve contrazione a a 303,555 punti base, rispetto ai 305,938 pb della chiusura di ieri. Il mercato resta in attesa di conoscere i dettagli della risposta del governo italiano all’Ue, dato che oggi scadono i termini concessi da Bruxelles a Roma per correggere la sua manovra di bilancio 2019.

Le valutazioni dei Btp, nonostante i rischi politici collegati ad essi, li rendono però appetibili per gli investitori a caccia di rendimenti. “A livello di valutazioni i Btp sembrano molto attraenti rispetto ai titoli di altre economie periferiche in Europa e ai Bund”, commenta Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond, secondo cui i bond italiani “offrono rendimenti elevati per investitori europei e statunitensi che si proteggono dal rischio valutario”. Alla luce delle emissioni nette negative con l’avvicinarsi della fine dell’anno e “l’assenza di rischi di downgrade sul breve termine, i bond italiani potrebbero avere buone performance nel corso dei prossimi mesi”, prosegue il gestore. Tuttavia, avverte Wall, “in un’ottica di piú lungo periodo, visti i fondamentali, le performance dovrebbero affievolirsi”, dato che il Governo italiano “è pronto a tollerare rendimenti piú alti per un cambiamento politico a livello europeo”. Per ottenere questo risultato, l’esecutivo di Roma, potrebbe accettare “multe, sospensione dei fondi strutturali e rischio di un downgrade a junk dei suoi titoli, che potrebbe portare a un ampio sell-off”.

Debito pubblico italiano troppo alto

Il prossimo 21 novembre la Commissione Europea dovrá infine esprimersi sul progetto di bilancio italiano. Un’eventuale mancanza di correzioni da parte dei rappresentanti politici dell’Italia, porterebbe Bruxelles a richiedere al Governo italiano sanzioni sotto forma di un deposito pari allo 0,20% del Pil nel fondo di salvataggio europeo, e/o di tagliare fuori l’Italia dai finanziamenti comunitari. Lo sostiene l’analista di Swissquote, Vincent-Frederic Mivalez, secondo cui “ci si aspetta che il Governo Conte riveda i calcoli sulla manovra fiscale per evitare che i rendimenti dei titoli schizzino ai massimi con conseguente spesa eccessiva per il budget precedentemente stabilito”.

“Il conflitto tra Italia e istituzioni dell’Unione Europea potrebbe trascinarsi tutta la prima metá del 2019, ma l’Italia non dovrebbe perdere l’accesso al mercato dei capitali”, afferma Agnese Ortolani, analista di Economist Intelligence Unit. “Non ci aspettiamo una crisi che possa escludere l’Italia dal mercato”, sottolinea l’esperta. Ciò è dovuto alla lunga durata media del debito pubblico italiano, al surplus primario di bilancio e al fatto che due terzi del debito pubblico siano tenuti a livello domestico. Tuttavia, a causa dell’alto debito pubblico italiano, equivalente al 130% del Pil, e alla debolezza del settore bancario, secondo Ortolani, l’Italia risulterebbe troppo grande “per potersi mettere in salvo senza un aiuto consistente da parte della Bce in caso di una crisi finanziaria su larga scala”.

Lo spread si è contratto, dopo un’apertura durante la quale è arrivato a toccare i 312 pb, dopo le aste di Btp in cui il Tesoro italiano ha collocato 2,5 mld euro di titoli al 2021, 1,75 mld di titoli a sette anni e 1,25 mld di Btp al 2038. Le aste di Btp hanno registrato una domanda “solida, in particolare sul titolo a tre anni, che ha visto aumentare il rapporto di copertura, che era stato invece deludente” nel collocamento del mese scorso, spiega lo strategist di una casa d’affari italiana. Secondo l’esperto, il deciso calo dei tassi sul Btp al 2021, sceso di oltre 50 punti base, “dimostra che gli investitori sono piú preoccupati dalle prospettive di sostenibilitá del debito italiano a medio-lungo termine, che non da ipotesi piú estreme, come un’Italexit”. Non a caso, aggiunge l’esperto, il calo del rendimento sul titolo a sette anni “è stata molto piú contenuto”. In generale, conclude lo strategist, la domanda “di carta italiana resta discreta, ma ad un prezzo elevato in termini di rendimenti”.

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Argomenti: Btp