BTp marzo 2036 è il titolo più economico su cui investire, ecco perché e quanto rende

Il prossimo "benchmark" a 15 anni si acquista al prezzo più basso tra le emissioni a tasso fisso del Tesoro e offre rendimenti generosi. Analizziamone i dati.

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Qual è il titolo di stato più a buon mercato in questa fase? Il BTp marzo 2036 e cedola 1,45% (ISIN: IT0005402117), che se la gioca con il BTp agosto 2030 e cedola 0,95%. Venerdì scorso, entrambi quotavano a 97,30 centesimi, cioè quasi il 3% sotto la pari. Considerando che il primo abbia una scadenza più lunga, di fatto diventa il più economico tra i due. Ormai, è raro trovare bond sovrani italiani sotto la pari, anzi molti sulle scadenze medio-lunghe quotano a valori altissimi, in quanto sono dotati di cedole elevate, in quanto emessi in periodi in cui i tassi di mercato erano molto maggiori rispetto ad oggi.

Perché il BTp marzo 2036 non riesce a risalire di prezzo

Il BTp marzo 2036 ha segnato un rialzo dell’11,50% dai minimi toccati a marzo. Si consideri che venne emesso per la prima volta a marzo, nel pieno dell’emergenza pandemia. La cedola risulta relativamente bassa per una scadenza lunga in Italia e questo tiene il prezzo sotto 100, poiché gli investitori pretendono un rendimento superiore al tasso d’interesse loro erogato nel corso del prossimo quindicennio abbondante. In effetti, poiché alla scadenza l’obbligazionista otterrà il rimborso di una cifra superiore a questa attuale necessaria per l’acquisto, la differenza gli frutterà come plusvalenza.

A fronte dei 973 euro investiti per un bond, incasserà 1.000 euro. I 27 euro in più equivarranno al 2,9% dell’investimento e spalmati per il numero degli anni di durata residua del bond saranno pari allo 0,1854% di rendimento extra, ovvero che si va ad aggiungere al tasso cedolare annuo, rapportato sempre al valore dell’investimento, pari all’1,49% (1,45% su 97,30), esitando l’1,675%. Questo è il rendimento lordo alla scadenza, sul quale grava l’aliquota del 12,50%, detratta la quale scende all’1,47%, di cui l’1,30% è dato dal peso della cedola effettiva su base annua.

Possibili quotazioni stabili o in rialzo

Quante probabilità ci sono di un rialzo della quotazione nei prossimi mesi o anni, tale da rendere appetibile il disinvestimento anticipato? Va da sé che avvicinandoci alla scadenza, la quotazione tende a riportarsi a 100, il valore nominale del bond. Ma da qui ad allora mancano ancora troppi anni, per cui accorciando l’orizzonte temporale, chiediamoci cosa possa accadere da qui a qualche anno. Prima del Covid, il rendimento a 15 anni dell’Italia è sceso fino in area 1,35%. Supponendo che la quotazione resti invariata, tra un anno il BTp marzo 2036 offrirebbe al mercato un rendimento di poco superiore a quello odierno. E questo, in uno scenario che non contempli né tensioni specifiche sull’Italia e né un rialzo atteso dei tassi, non sarebbe molto probabile (la durata residua si accorcia), anche perché i livelli offerti dai BTp risultano già molto generosi, basti guardare agli spread.

Dunque, possiamo azzardare che i prezzi nel medio termine reggano e che nel frattempo ci siamo portati a casa cedole non esplosive, ma certamente “pesanti” rispetto a quello che passa il mercato in questa fase. Quello che abbiamo noi stessi definito un “difetto” di fabbrica, per significare la bassa cedola al confronto con altri BTp a lungo termine, si rivelerebbe un pregio nei prossimi mesi, qualora il mercato iniziasse ad apprezzare tutti questi bond apparentemente deprezzati e maltrattati per via delle tensioni di questo periodo. Non a caso, il sentiment di BlackRock sui nostri titoli è diventato positivo.

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