BTp Italia, emissione di primavera a rischio: il Tesoro teme il fallimento e rinvia l’asta

Niente BTp Italia di primavera per la prima volta dal 2012? Il Tesoro starebbe meditando il rinvio dell'asta in autunno, temendo un secondo flop dopo quello di novembre.

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Niente BTp Italia di primavera per la prima volta dal 2012? Il Tesoro starebbe meditando il rinvio dell'asta in autunno, temendo un secondo flop dopo quello di novembre.

Non rompete i salvadanai, perché non è detto che abbiate bisogno di attingere ai vostri risparmi per acquistare il BTp Italia di nuova emissione. Quello che dal 2012 era diventato un consueto appuntamento con il collocamento sul mercato dei bond retail del Tesoro appare più che mai a rischio quest’anno. Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, starebbe meditando il rinvio all’autunno, volendo evitare un secondo fallimento dell’asta dopo quello di novembre, quando si sono registrate adesioni per appena 863 milioni di euro dal canale retail e altri 1,4 miliardi da quello istituzionale.

Erano le settimane delle dure tensioni tra governo italiano e Commissione europea sul deficit, lo spread era schizzato fino ai 300 punti base e i rendimenti decennali arrivarono a superare il 3,70%.

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Fu una pessima figura per il Tesoro, quasi l’ammissione che i risparmiatori italiani avessero sfiduciato i titoli del debito pubblico, quando proprio in quella fase il governo studiava il modo di rimpiazzare i capitali esteri in fuga con le famiglie (i famosi Cir). A spaventare stavolta sono le temute tensioni che si vivrebbero a giugno, anzi già all’indomani delle elezioni europee di domenica prossima, nel caso in cui i mercati dovessero rimanere indisposti per i risultati.

Segnatevi queste scadenze. Il 5 giugno, la Commissione darà un giudizio sui conti pubblici italiani e non aspettiamoci complimenti. Se decidesse di richiamare Roma per approntare una manovra correttiva, probabile che gli investitori non la prenderanno per nulla bene, visto che il governo Conte di aggiustare i saldi in corsa non ne ha voglia, temendo sia l’impatto negativo sull’economia che per il consenso dei due partiti della maggioranza. Non possiamo escludere più, quindi, che i commissari tornino alla minaccia dell’apertura della procedura d’infrazione per eccesso di debito, cosa che ridurrebbe i rapporti con l’Italia ai minimi termini.

Mancata asta sarebbe pessimo segnale

Dopo due giorni, per quanto abbiamo appreso ieri, la premier britannica Theresa May si dimetterà. Da chi sarà succeduta? Aldilà dell’ipotesi di un premier ad interim, i bookmakers puntano su Boris Johnson, già ministro degli Esteri tra il 2017 e il 2018 ed ex sindaco di Londra, noto per le sue posizioni dure sulla Brexit.

Il rischio di un’uscita del Regno Unito dalla UE senza un accordo di transizione s’innalzerebbe e sui mercati l’umore diverrebbe molto, molto grigio.

E giugno sarà il mese di inizio delle trattative politiche tra i governi per scegliere il nuovo governatore della BCE, ma anche le altre cariche istituzionali comunitarie, anche e, soprattutto, sulla base dei risultati elettorali. Se questi fossero in linea con le previsioni, ovvero se le formazioni euro-scettiche aumentassero nei consensi a discapito dei due schieramenti tradizionali (PPE e socialisti), il rischio paralisi diverrebbe concreto e con esso aumenterebbe la sfiducia degli investitori per una gestione positiva delle sfide nell’area, tra cui il rallentamento dell’Eurozona. Infine, sapremo come andrà a finire con le trattative commerciali tra USA e Cina. Un cauto ottimismo si respira nelle ultime ore, ma il mancato accordo resta tra gli scenari probabili, per quanto non auspicato.

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Asta in autunno improbabile

L’emissione del BTp Italia in queste condizioni appare improbabile, anche se ieri lo spread e i rendimenti sovrani tricolori sono scesi sulle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, disponibile a trattare anche con Emmanuel Macron e Angela Merkel per “modificare, ma non infrangere le regole fiscali” in Europa. Le parole dello stesso ministro dell’Interno di pochi giorni prima sulla necessità di violare il tetto del deficit del 3% avevano scatenato un “sell-off” ai danni dei bond italiani.

Nelle intenzioni di Tria, il collocamento riguarderebbe una scadenza compresa tra 4 e 8 anni. Certo, se l’asta non si tenesse, sarebbe del tutto regolare, non essendo formalmente mai stata programmata e non esistendo alcun impegno in tal senso. Ma non sarebbe un buon segnale per i nostri titoli, semmai la spia che il governo abbia paura a confrontarsi con il mercato non istituzionale, dopo avere raccolto ben 140 miliardi in 7 anni.

Di fatto, i BTp Italia incidono per il 7% dell’intero debito pubblico negoziabile. E va da sé che tenere l’asta in autunno sarebbe ancora meno probabile, tra nuove tensioni attese con Bruxelles sulla manovra e la possibile instabilità politica per un governo che traballerebbe già dal prossimo lunedì. Insomma, se non venissero emessi BTp Italia prima dell’estate, se ne riparlerebbe per l’anno prossimo.

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