BTp Italia, dati seconda giornata: bond vincitore nel caso di “guerra” alla Cina

Ordini alti per il bond retail anche nella seconda giornata di offerta. Il Tesoro può sorridere, ma le vere soddisfazioni se le prenderebbero gli obbligazionisti nel caso di "guerra" commerciale con la Cina post-Coronavirus.

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Ordini alti per il bond retail anche nella seconda giornata di offerta. Il Tesoro può sorridere, ma le vere soddisfazioni se le prenderebbero gli obbligazionisti nel caso di

E’ andata molto bene anche la seconda giornata di offerta per il BTp Italia a 5 anni (ISIN: IT0005410904), che ha chiuso con ordini per 4,7 miliardi, saliti a un totale di 8,75 miliardi, inclusi i risultati della prima giornata. In tutto, il server del Tesoro ha registrato oltre 132.000 prenotazioni, per cui ne ricaviamo che l’ordine medio sia stato poco superiori ai 35.000 euro, a conferma che il bond retail sia diventato uno strumento d’investimento diffuso tra le famiglie per la tipologia di asset che protegge dalla possibile perdita di acquisto. Certo, lo scenario tendenzialmente più deflattivo che inflattivo che abbiamo davanti dopo l’emergenza Coronavirus ci porta a sottovalutare un titolo come quello in corso di emissione.

BTp Italia maggio 2025: dati prima giornata e perché dobbiamo tifare per il successo

Bisogna ammettere che per renderlo appetibile agli occhi del mercato, questo BTp Italia in scadenza nel maggio 2025 abbia dovuto offrire una cedola reale dell’1,40%, che ieri risultava superiore di quasi una ventina di punti base (+0,20%) al rendimento offerto dal BTp a 5 anni con cedola fissa. In altre parole, è stato necessario vendere la certezza di un guadagno rispetto all’alternativa più diretta praticabile per ingolosire il popolo dei risparmiatori.

I numeri ci dicono che il Tesoro starebbe vincendo la scommessa, riportando un successo non scontato alla vigilia. Attenzione, però, a sopravvalutare la portata dell’evento, perché se anche raggiungessimo i 20 miliardi con il contributo degli investitori istituzionali, ai quali verrà riservata la sola giornata di giovedì, resta il fatto che il deficit netto da rifinanziare per quest’anno sarà non inferiore ai 150 miliardi e, anzi, lo stimiamo più vicino ai 200 miliardi di euro.

In sostanza, siamo a una frazione del fabbisogno finanziario da colmare per il 2020. Cantare vittoria per l’andamento più positivo del previsto del collocamento del BTp Italia sarebbe un errore.

Lo scenario inflattivo

Invece, avrebbero modo di cantare vittoria proprio gli obbligazionisti, qualora le aspettative d’inflazione attuali venissero smentite al rialzo nei prossimi anni. Il dubbio che i prezzi possano salire esiste già tra economisti e investitori, data l’abbondanza senza precedenti di stimoli fiscali e monetari un po’ in tutto il mondo avanzato, dagli USA al Giappone, passando per l’Europa. Dunque, il sostegno alla domanda non manca, mentre sale il rischio che i costi legati alla lotta contro il Coronavirus e sostenuti dalle imprese e i negozi si traducano in un aumento dei prezzi al consumo, surriscaldando l’inflazione, seppure in questo caso non per via di un miglioramento della domanda.

In realtà, ci sarebbe uno scenario geopolitico di gran lunga più interessante e dall’impatto durevole sui prezzi, oltre che sulla struttura produttiva di Nord America, Europa, Giappone e Australia. Parliamo della crescente consapevolezza delle principali cancellerie della necessità di rimpatriare quote di produzione per essere meno dipendenti da economie come la Cina e minimizzare il rischio che eventi come la pandemia in corso abbiano effetti così catastrofici sugli standard di vita di centinaia di milioni di persone e sui conti pubblici. E’ quella linea che il presidente americano Donald Trump persegue sin dal suo ingresso alla Casa Bianca e che è stata già definita “de-globalizzazione”, una sorta di regionalizzazione delle produzioni.

La fine della globalizzazione come l’abbiamo conosciuta sino ad oggi equivarrebbe a una minore competizione internazionale tra le imprese, relegata in aree socio-economiche più omogenee, e almeno per la prima fase di transizione imporrebbe alle multinazionali il sostenimento di costi per ri-trasferirsi altrove, magari nei luoghi in cui hanno sede. Questo scenario spinge a pensare che i tassi d’inflazione, così deboli da anni anche per effetto della crescente globalizzazione, tornino ad accelerare.

Non sarebbe di per sé una bella notizia per i consumatori, per contro festeggerebbero coloro che stanno puntando già su assets di protezione dall’inflazione, acquistati a basso prezzo, in quanto snobbati dal mercato, ma eventualmente destinati ad apprezzarsi man mano che l’indice dei prezzi salisse oltre le previsioni. E il BTp Italia 2025 batterebbe ogni altro bond emesso dal Tesoro per convenienza, dato che già oggi gli basterebbe un’inflazione intorno all’1,35% per superare il rendimento italiano più alto vigente sul mercato secondario, quello del BTp 2067.

BTp Italia 2025, cedola minima all’1,40%: conviene comprare all’asta?

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