BTP Italia: al via gli acquisti su internet

Inizia oggi e termina il 22 Marzo il periodo di sottoscrizione dei primi titoli di stato via internet di durata quadriennale. Premio fedeltà per chi non vende fino a scadenza e zero commissioni. Ma conviene veramente?

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AGGIORNAMENTO 23 MARZO: IL VERO RENDIMENTO DEL BTP ITALIA

Abbiamo esaminato la tabella dei rendimenti del Ministero del Tesoro, che tutti i media hanno superficialmente dato per buona e che invece è sbagliata.

Ecco le nostre scoperte: BTp Italia: ecco il vero rendimento. Le bugie di Ministero e media

 

BTP Italia ai nastri di partenza. La nuova trovata del governo Monti, dopo quella del BTP day, per spingere i piccoli risparmiatori a comprare titoli di stato senza pagare commissioni prende il via oggi per concludersi giovedì 22 Marzo. Presentato a Milano pochi giorni fa, il BTp Italia non è altro che un prodotto finanziario simile al BTPi che si caratterizza principalmente per le modalità di acquisto più facili rispetto a quelle tradizionali. L’acquisto potrà infatti essere proposto direttamente dal computer di casa sul MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) grazie alla piattaforme di trading on line, oppure in Banca o alle Poste, senza pagare commissioni durante il periodo di sottoscrizione. Le modalità di collocamento sono innovative, spiega Maria Cannata del Ministero dell’Economia: non ci sarà un’asta come avviene per gli altri titoli di Stato e dunque ogni investitore avrà la certezza di assicurarsi la quantità richiesta, il cui taglio minimo è di 1.000 euro, come per i classici buoni poliennali. Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, a sole poche ore dal suo inizio il MEF avrebbe ricevuto richieste per un ammontare complessivo pari a circa 800 milioni di euro

 

Quanto rende il BTP Italia, i vantaggi della sottoscrizione

 

Il rendimento del titolo è costituito da un tasso fisso semestrale indicizzato all’inflazione (FOI meno tabacchi), che verrà comunicato a conclusione del periodo di sottoscrizione.

In particolare il recupero dell’inflazione avverrà ogni sei mesi, poiché le relative cedole saranno calcolate sul capitale rivalutato. In ogni caso, il tasso cedolare minimo Btp Italia è del 2,25% lordo, come comunicato dal ministero dell’Economia e delle Finanze in merito all’emissione del BTP Italia IT0004806888 con godimento 26 marzo 2012 e scadenza 26 marzo 2016. La rivalutazione del capitale, invece, verrà corrisposta semestralmente, insieme alla cedola e ciò consentirà di recuperare più fedelmente il capitale investito in relazione all’andamento dei prezzi al consumo. A titolo di esempio, per un investimento di 1.000 euro, ipotizzando un’inflazione semestrale dell’1%, alla fine del periodo gli interessi saranno calcolati non su 1000 ma su 1.010, cioè il capitale rivalutato dell’1%. Dunque un tasso del 2,25 per cento (quello minimo) diviso per due (1,125) frutterà una cedola di 11,36 euro, che insieme ai 10 euro di recupero dell’inflazione porterà il totale delle entrate semestrali a 21,36 euro. Sicché, a differenza del tradizionale BTPi che viene proposto in banca, il BTP Italia non accumula la rivalutazione del capitale restituendola alla fine, quando viene rimborsato il titolo. Il vantaggio – spiegano gli esperti di Banca IMI, che ne cura il collocamento insieme a Unicredit – è quello di ottenere un rendimento il più possibile fedele al tasso d’inflazione che di questi tempi è in costante crescita. Il tasso cedolare annuo definitivo si renderà noto al termine del periodo di raccolta degli ordini e non potrà essere inferiore al tasso cedolare (reale) minimo garantito. In più vi è un premio fedeltà dello 4 per mille sul rendimento per coloro che porteranno a scadenza l’investimento.

 

Non sempre conviene acquistare in fase di emissione, parola di trader

 

BTPi Set. 2016

Visto così, sembra tutto rose e fiori, ma – come sostengono alcuni traders che frequentano assiduamente il MOT e si scambiano opinioni e pareri sui forum specializzati – i vantaggi non sono poi così tangibili. Anzi, se si esclude il premio fedeltà, non ve ne sono affatto, poiché il BTP Italia viene sottoscritto a 100, cioè alla pari, e a 100 verrà rimborsato dopo 4 anni.

Comprando BTPi in asta o sul mercato, pur pagando le dovute commissioni di negoziazione, si riesce spesso a spuntare prezzi più bassi (vedi grafico a lato) che vanificano il vantaggio della sottoscrizione a zero spese e il premio fedeltà che, a conti fatti, viene spalmato su quattro anni di durata e viene incassato solo al momento del rimborso. Da un punto di vista strettamente economico – osservano alcuni esperti – vi è la tendenza in Italia ad invogliare i risparmiatori a comprare debito pubblico e tenerlo nel cassetto al punto che vengono proposti sconti e premi tipici di una campagna pubblicitaria. Si è cominciato lo scorso anno con l’esenzione dell’aumento della tassazione dal 12,5% al 20% sugli interessi per i titoli di stato, per proporre poi in BTP day (senza commissioni) e adesso il BTP Italia. Non è escluso che, la sempre più scarsa attenzione dei piccoli risparmiatori verso i titoli pubblici, più per mancanza di soldi che d’interesse (su questo non v’è dubbio), possa portare anche a campagne di marketing più aggressive in futuro, visto che il Tesoro non sa più dove andare a trovare i soldi per tappare il buco del debito (1.935 miliardi a Gennaio). Le famiglie italiane, infatti, stanno erodendo i loro risparmi per pagare tasse e balzelli da stampo medioevale e di certo non hanno risorse da destinare ai BTP. E’ inutile fare sconti e promozioni – fanno sapere le associazioni dei consumatori – poiché il problema è un altro: mancano i soldi. Di buono c’è solo che il governo, a piccoli e timidi passi, sta cercando di sottrarre un po’ di potere (e quattrini) alle banche italiane, notoriamente più care che nel resto d’Europa. Questa iniziativa – proseguono i consumatori – unita alle precedenti sul BTP day (sottoscrizione di titoli senza commissioni) e all’iniziativa di obbligare gli istituti di credito ad aprire conti correnti gratuiti in favore di pensionati con redditi bassi, vanno nella giusta direzione. Ma è ancora lunga e tortuosa la strada da percorrere. La recente iniziativa legislativa proposta dall’esecutivo, di abolire le pesanti commissioni che vengono applicate dalle banche italiane sullo scoperto di conto corrente, hanno visto ancora la ferma opposizione dell’ABI e del mondo bancario arroccato su privilegi di altri tempi. (Liberalizzazioni banche: il pianto indignato dell’Abi)

 

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