BTp Italia al test della reflazione per un portafoglio a prova di ripresa

I bond retail del Tesoro proteggono il capitale investito dall'inflazione, eppure ad oggi non si sono scaldati e per questo dovrebbero essere adocchiati per proteggersi dopo l'emergenza Covid.

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I bond retail del Tesoro proteggono il capitale investito dall'inflazione, eppure ad oggi non si sono scaldati e per questo dovrebbero essere adocchiati per proteggersi dopo l'emergenza Covid.

La parola che fa tremare i mercati finanziari in questo caldo agosto ancora di emergenza sanitaria si chiama reflazione. I prezzi al consumo hanno decelerato la loro già lenta corsa pre-Covid, mostrandosi in calo in diverse economie, tra cui l’Italia. Da noi, l’inflazione è stata tendenzialmente nulla ad aprile e negativa per i tre mesi fino a luglio. Vedremo nelle prossime settimane se la dinamica si sia confermata anche per questo mese o se già s’intraveda una risalita. Il rafforzamento dell’euro non depone a favore di questa seconda ipotesi, abbassando i costi dei beni importati. Inoltre, le quotazioni del petrolio restano basse, per quanto i prezzi di vari beni e servizi siano lievitati per incorporare i costi derivanti dalla pandemia.

Il mercato non vede rischi d’inflazione, il successo dei BTp Italia è dovuto ad altro

Gli obbligazionisti vedono come fumo negli occhi una possibile reflazione veloce. I rendimenti dei bond sono molto bassi ovunque, un po’ meno in Italia. Fino a quando l’inflazione si mantiene nei prezzi di zero o resta negativa, le perdite inflitte sulle scadenze medio-brevi restano contenute, ma nell’eventualità di una risalita, sarebbe un disastro anche sul tratto lungo della curva. Pensate che l’Italia sia il mercato meglio messo da questo punto di vista, con il BTp a 30 anni ad offrire tra l’1,80% e l’1,90%, un livello in linea con il target d’inflazione della BCE. Nella peggiore delle ipotesi, almeno riuscirebbe a coprire la perdita del potere di acquisto del capitale investito, a meno che l’inflazione non salisse ancora oltre, scenario per il momento remoto.

C’è un rimedio per il caso di reflazione e riguarda i bond indicizzati all’inflazione.

Il Tesoro emette sin dal 2012 titoli agganciati all’andamento dei prezzi italiani e che proteggono gli obbligazionisti per il caso di deflazione, non intaccandone il capitale. Per capire se possano rivelarsi utili per il prossimo futuro, analizziamo la scadenza a 5 anni, presa a riferimento sui mercati per carpire le aspettative d’inflazione nel medio-lungo periodo.

I BTp Italia

A maggio, ha fatto il suo esordio il BTp Italia maggio 2025 e cedola reale 1,40% (ISIN: IT0005410912). Venerdì, quotava a 103,83, rendendo lo 0,56%. Il BTp di pari durata, ma con cedola fissa, offriva lo 0,35% e negli ultimi 3 mesi si è apprezzato del 3,5%, poco meno del 3,8% del concorrente indicizzato.

Dai dati, emerge che il mercato non sia ancora accorso a proteggersi contro il rischio reflazione e, anzi, stia continuando a scontare uno scenario deflattivo per i prossimi anni. Tuttavia, appare altamente improbabile che esso si verifichi realmente a lungo, mentre alto è il rischio che l’inflazione risalga più velocemente delle attese. In questo caso, avrebbero la peggio coloro che posseggono un portafoglio obbligazionario senza titoli indicizzati e magari con duration medio-lunga.

Considerate che le tensioni commerciali e diplomatiche USA-Cina comportano il rischio di interruzioni nelle catene di produzione, un fatto che all’impatto avrebbe ripercussioni rialziste sui prezzi. Dunque, i BTp Italia, così come i BTp€i, andrebbero adocchiati nell’ottica di un portafoglio più resistente per il prossimo futuro. E la buona notizia è che risultano ancora a buon mercato.

BTp Italia a ruba anche sul secondario, ma il mercato non sconta alcuna inflazione

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