BTp Futura, dati negativi nel primo giorno di collocamento: ecco perché

Ordini sottotono per il quarto BTp Futura, scadenza 2033, durante il primo giorno di collocamento. Vediamo le ragioni.

di , pubblicato il
BTp Futura 2033

Ieri, il primo giorno di collocamento per il quarto BTp Futura a 12 anni (ISIN: IT0005466344) non è andato bene. A fine giornata, il Tesoro aveva raccolto 27.500 ordini per complessivi 960 milioni di euro, molti meno dei 2,28 miliardi raccolti con la precedente emissione di inizio anno e relativa alla scadenza di 16 anni.

Un avvio sottotono, che c’è da scommettere si ripercuoterà anche nelle successive sedute. Considerato che il BTp Futura 2037 raccolse complessivamente ordini per 5,48 miliardi, a sua volta in calo dai 5,71 miliardi della seconda emissione, dovremmo attenderci che stavolta non arriveremmo a 3 miliardi. Davvero poco per un popolo, che in banca detiene liquidità per 1.800 miliardi, la gran parte neppure vincolata.

Risultati deboli per il BTp Futura, c’entra lo spread

Com’è possibile un esito così debole? Il fatto è che questo BTp Futura arriva nel momento sbagliato. Lo spread è schizzato nel corso della settimana scorsa fino a un massimo di oltre 135 punti base. Ieri, era ridisceso in area 115, molto probabilmente calmierato dagli acquisti mirati della BCE. Le tensioni sui mercati captano lo scarso appeal degli asset a reddito fisso in questa fase. Con un’inflazione dappertutto ai massimi da almeno un decennio, in alcuni casi anche da 30 anni a questa parte, vincolarsi all’acquisto di obbligazioni con cedole fisse non fa gola ai risparmiatori.

Il BTp Futura garantisce, tuttavia, un minimo di protezione dall’inflazione, erogando agli obbligazionisti “cassettisti” un doppio premio fedeltà agganciato all’andamento del PIL nominale, a sua volta composto da crescita reale più inflazione. Ma è troppo poco. In effetti, il tetto del 6% nell’arco dei 12 anni pone un limite dello 0,50% su base annua al rendimento extra. Né si tratta nei fatti di un bond indicizzato all’inflazione, come i BTp Italia o i BTp€i.

E in una fase come questa, in cui la perdita del potere d’acquisto accelera di mese in mese, a tenere lontani i risparmiatori è anche la struttura delle cedole step up. In pratica, l’obbligazionista dovrebbe accontentarsi di una cedola lorda di appena lo 0,75% per i primi 4 anni, seguita da una all’1,25% per i successivi 4. E così via. Questo significa che, a fronte di un rendimento lordo alla scadenza dell’1,23%, superiore al BTp con cedola fissa di pari durata, bisognerebbe accontentarsi di flussi di reddito molto bassi per un periodo prolungato. E non è quello che vogliono sentirsi dire gli investitori con un’inflazione italiana ormai al 3%.

[email protected] 

Argomenti: , , ,