BTp Futura, com’è andata e perché non sono la soluzione al debito pubblico

Concluso il collocamento del Tesoro, iniziato lunedì 6 luglio. Le adesioni non sono state numerose come per il BTp Italia, ma il flop totale è stato scongiurato.

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Concluso il collocamento del Tesoro, iniziato lunedì 6 luglio. Le adesioni non sono state numerose come per il BTp Italia, ma il flop totale è stato scongiurato.

Si è concluso il collocamento del primo BTp Futura, emesso con scadenza a 10 anni e cedole crescenti dall’1,15% per i primi 4 anni, l’1,30% per i successivi 3 anni e l’1,45% per l’ultimo triennio (ISIN: IT0005415283). Al termine della quinta giornata, le adesioni sono state per complessivi 6,13 miliardi di euro, meno della metà dei 14 miliardi arrivati dal retail a maggio per il BTp Italia. Il minore successo era nell’aria da prima che il Tesoro desse il via all’emissione. Le condizioni offerte sono sembrate sin dall’inizio meno generose, perché nel caso del bond indicizzato all’inflazione, la cedola reale garantita fu superiore al rendimento del bond con cedola fissa vigente in quel momento sul mercato secondario sulla medesima scadenza quinquennale.

BTp Futura davvero bond adatto per scommettere sulla ripresa dell’economia italiana?

Stavolta, il rendimento offerto è stato in linea con il decennale sul secondario e il premi fedeltà non ha allettato, perché per quanto potenzialmente arrivi fino al 3% del capitale investito, è legato all’andamento del pil nominale dal 2020 fino al 2029, per cui risulta poco credibile che venga riscosso dagli obbligazionisti nella sua misura massima fissata, scontandosi un premio in area 1%, il livello minimo garantito.

Il BTp Futura non è stato un flop, ma nemmeno una vittoria per il Tesoro. Cinque giornate hanno esitato 6,13 miliardi, ma si consideri che già dopo le prime tre si è iniziato a raschiare il fondo del barile. E non poteva essere altrimenti, visto che gli interessati tendono ad approfittarne agli inizi del collocamento, temendo di non riuscire a fare in tempo per aderire all’offerta. Questo nuovo strumento d’investimento non ha convinto per i bassi tassi offerti, la struttura cedolare crescente e l’aggancio in seconda battuta alla crescita economica.

Verso modifiche alle prossime emissioni?

A fronte di un rendimento alla scadenza del tutto simile a quello offerto dal decennale già tradato sul mercato, l’obbligazionista dovrà attendere anni prima di incassare cedole che giustifichino l’investimento. Per quale motivo dovrebbe farlo? E quand’anche l’Italia registrasse nei prossimi anni un insperato boom economico, il premio fedeltà risulterebbe incongruo anche nella sua entità massima. L’obbligazionista percepirebbe uno 0,3% annualizzato in più, che certo non va sottovalutato di questi tempi, ma non sembra un extra tale da indurlo a correre a comprare e a tenere il titolo in portafoglio per 10 anni.

La sostenibilità del debito pubblico italiano non passa per l’emissione di questi BTp Futura, che dovrebbe riaffacciarsi sul mercato dopo l’estate. I risparmiatori hanno inviato al Tesoro un segnale forte, comunicandogli che per immobilizzare parte della loro liquidità in titoli di stato pretendono tassi più alti, un po’ il contrario di quello che serve al governo per restringere lo spread e contenere la spesa per interessi. Francamente, risulta difficile capire quale sia stata la ratio dietro a questi nuovi bond, perché se l’obiettivo fosse stato di attirare capitali per segnalare una forte capacità di assorbimento delle risorse sul mercato domestico, è andato fallito. Azzardiamo che se ci sarà una seconda emissione, le condizioni offerte saranno ben diverse. Proposta: basse cedole, a fronte di un premio fedeltà molto più elevato per attirare i “cassettisti”?

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