BTp febbraio 2033, la cedola netta effettiva supera il 3,3% all’anno

Il bond con durata residua di circa 12 anni e mezzo offre una cedola allettante, pur a fronte di una quotazione molto elevata. E si corre qualche rischio in fase di disinvestimento.

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Il bond con durata residua di circa 12 anni e mezzo offre una cedola allettante, pur a fronte di una quotazione molto elevata. E si corre qualche rischio in fase di disinvestimento.

Se siete alla ricerca di obbligazioni con maxi-cedole, eccovi il BTp con scadenza nel febbraio 2033 e tasso d’interesse annuale del 5,75% (ISIN: IT0003256820). Il titolo venne emesso per la prima volta nel 2002, un’altra era per i mercati obbligazionari di tutto il mondo. Allora, i rendimenti in Italia per una scadenza a 30 anni si aggiravano intorno proprio alla percentuale offerta dalla cedola, mentre oggi il BTp 2067 viaggia a un rendimento di poco superiore al 2,10%. In effetti, chi volesse acquistare il bond lo pagherebbe oltre 150, cioè dovrebbe sborsare, ai prezzi di ieri, 1.507 euro per ogni 1.000 euro di BTp 2033 nominalmente inseriti in portafoglio.

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Poiché la prossima cedola verrà corrisposta tra pochi giorni, vale a dire in data 1 agosto, al venditore dovreste pagare anche il rateo (per voi passivo) relativo all’interesse sino ad oggi maturato e pari a 27,17 euro per ogni 1.000 euro nominali investiti. In cambio, tra una decina di giorni incassereste una cedola piena di 28,75 euro per ogni 1.000 euro.

Al netto dell’imposizione fiscale del 12,50%, la cedola annuale scenderebbe al 5,03%, che rapportata all’esborso effettivo, si sgonfierebbe a un pur sempre dignitosissimo 3,34%. Attenzione, perché questo non è il rendimento del titolo, il quale scaturisce tenendo conto anche del prezzo dell’investimento rispetto a quello (minore) rimborsato alla scadenza. La minusvalenza accusata del 33,6% (50,7/150,7) equivarrebbe a un minore rendimento lordo del 2,68% per ogni anno di detenzione del bond da qui alla scadenza. Ed ecco, quindi, che il rendimento complessivo scende all’1,14% lordo, pari allo 0,99% netto.

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Se desideraste rivendere il BTp 2033 prima della scadenza, dovreste augurarvi che i prezzi di mercato siano almeno pari a quello dell’investimento per non accusare minusvalenze.

A tale proposito, dovete sapere che il BTp marzo 2032 e cedola 1,65%, quindi, più corto di 11 mesi e che in teoria dovrebbe rendere un po’ di meno, offriva ieri un rendimento dell’1,20%, 6 punti base in più. Com’è possibile? Probabile che il mercato si lasci attirare maggiormente dalla maxi-cedola del bond febbraio 2033, ma anche che valuti favorevolmente l’assenza di Clausole di Azione Collettiva per quest’ultimo, rispetto all’altro titolo. Per capire di cosa parliamo, vi invitiamo a leggere qui.

Se da qui ad un anno la quotazione del titolo si mantenesse ferma, il rendimento scenderebbe di poco, in area 1,76%, ipotesi più che probabile in assenza di tensioni finanziarie specifiche sull’Italia. E questo ci consentirebbe di rivenderlo dopo avere incassato un rendimento netto effettivo superiore al 3,30%, oro colato di questi tempi. Ma esiste un problema da non sottovalutare: la scarsa liquidità del bond. Nell’ultimo trimestre, risultano effettuati 1.039 scambi relativi a questo BTp e per un controvalore totale di appena 74 milioni di euro, pari a una media di 71.200 euro per contratto.

Se consideriamo che l’intero capitale negoziabile ammonti a 20,76 miliardi, nei fatti meno dello 0,1% al mese viene tradato. In altre parole, per ogni 1.000 euro di bond esistenti ne viene compravenduto appena 1 euro ogni mese o circa 50 centesimi a seduta. Troppo poco per avere la certezza di poter disinvestire all’occorrenza senza attendere troppo tempo prima di trovare un acquirente disposto a investire ai prezzi teoricamente esitati dal mercato secondario. Nel caso aveste fretta, l’illiquidità diverrebbe per voi un bel problema.

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