BTp dicembre 2026 lancia un segnale tremendo per i conti pubblici italiani

Il forte rialzo dei rendimenti sovrani italiani impatterà negativamente sui conti pubblici, qualora perdurasse a lungo. Ecco di quanti miliardi, stando al BTp a 7 anni.

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Il forte rialzo dei rendimenti sovrani italiani impatterà negativamente sui conti pubblici, qualora perdurasse a lungo. Ecco di quanti miliardi, stando al BTp a 7 anni.

La curva dei BTp è riesplosa. I rendimenti sono tornati in positivo già con il BoT a 6 mesi, il quale offre lo 0,05%. Per contro, abbiamo stati come la Germania, i cui Bund offrono rendimenti negativi lungo l’intera curva, cioè finanche ai 30 anni. Lo spread BTp-Bund a 10 anni si è allargato a quasi 270 punti base, con il nostro decennale in area 1,90% e quello tedesco al -0,80%. Come sappiamo, una pessima notizia per il Tesoro, che si vedrà costretto molto presto a rivedere le sue stime sulla spesa per interessi, qualora questa condizione negativa dovesse permanere o accentuarsi.

BTp al collasso, è fuga verso Bund e Treasury: bagno di sangue per l’Italia

Nei primi due mesi dell’anno, il Rendistato della Banca d’Italia ha trovato che il costo medio ponderato del nostro debito pubblico negoziato sul mercato secondario si è attestato rispettivamente allo 0,83% e allo 0,59%. In effetti, fino alla metà di febbraio si era registrata una tendenza ribassista per i rendimenti italiani, in linea con il trend internazionale per via dei timori degli investitori sul Coronavirus.

Il nostro debito pubblico ha una vita media di poco meno di 7 anni, per cui il BTp che meglio offre l’idea di quale sarebbe l’andamento del suo costo sarebbe proprio quello che scade tra poco meno di 7 anni. E al momento, lo abbiamo individuato nel BTp dicembre 2026 e cedola 1,25% (ISIN: IT0005210650), che oggi rende intorno all’1,60%. Questo bond mediamente rendeva lo 0,85% a gennaio e lo 0,56% a febbraio. Noterete come questi dati combacino quasi perfettamente con quelli del Rendistato, acclarando la nostra ipotesi.

Il costo dello spread

Dunque, rispetto al dato di febbraio, oggi il BTp a 7 anni rende circa l’1% in più.

Questo significa per il Tesoro che dovrà sborsare mediamente l’1% in più per le sue emissioni da qui in avanti. Quelle dell’intero 2020, al lordo dei BoT, furono stimate a circa 400 miliardi di euro a inizio anno. Tuttavia, tra sforamento del deficit al 3% e caduta prevedibile delle entrate fiscali con la forte crisi economica in corso, l’Italia quasi certamente dovrà ricorrere ai mercati finanziari per importi più sostanziosi e stimabili in almeno 40-50 miliardi in più delle previsioni. Cifre, che farebbero tremare i polsi persino in una condizione ottimale, ma che diventano ancora più difficili da gestire con una crisi dello spread in atto.

Poiché il debito pubblico negoziabile, cioè espresso in titoli di stato, ammonta ad oggi a qualcosa come 2.050 miliardi di euro, l’1% in più di rendimento medio ponderato comporterebbe una maggiore spesa per interessi a regime di oltre 20 miliardi, l’1,1% del pil. Al netto delle emissioni già effettuate da inizio anno, l’impatto sui nostri conti pubblici sarebbe stimabile in 3,7 miliardi da qui a fine 2020, cioè pari allo 0,2% del pil. Un aggravio di spesa, che si va a sommare all’aumento vertiginoso del deficit atteso per i prossimi mesi e che sostanzialmente riduce i margini di sostegno del governo per l’economia italiana in una fase così tremendamente difficile. Con il passare delle settimane, è chiaro che il riferimento per monitorare il costo del debito non sarà più il suddetto bond, ma altri con scadenze più lontane, a partire dal BTp gennaio 2027 e cedola 0,85%. Il termometro cambia, la febbre resta la stessa.

BTp dicembre 2026, ecco perché questo titolo è il termometro del nostro debito

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