BTp cari, nemmeno la BCE potrà impedire il boom dei rendimenti

Lo spread BTp-Bund si allarga e i rendimenti italiani s'impennano, anche a seguito della conferenza stampa BCE di giovedì scorso. Ma non illudiamoci: anche se Francoforte interverrà, i titoli di stato italiani collasseranno.

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Lo spread BTp-Bund si allarga e i rendimenti italiani s'impennano, anche a seguito della conferenza stampa BCE di giovedì scorso. Ma non illudiamoci: anche se Francoforte interverrà, i titoli di stato italiani collasseranno.

Ieri, il rendimento a 10 anni del BTp è schizzato fino a un massimo del 2,17%, scendendo subito dopo per l’intervento della BCE, che ha acquistato alcune quantità dei titoli di stato italiani per frenarne il “sell-off” sui mercati e fare rientrare gli spread su livelli meno drammatici. Il differenziale di rendimento decennale con il Bund si era portato, infatti, a un massimo di 270 punti base e facilmente avrebbe toccato i 300 bp nel prosieguo di seduta, un livello di allarme. Ma non confidiamo troppo in Francoforte, quali che siano le sue intenzioni. E’ vero che la BCE avrebbe la forza finanche di azzerare gli spread con acquisti illimitati di bond lungo le curve, ma è indubbio che un’operazione del genere sia politicamente sostenibile fino a un certo punto, cioè fino a quando non sia giustificabile con la necessità di respingere eventuali attacchi speculativi.

Il collasso dei BTp prosegue, rendimento decennale al 2%

Ma rendimenti anche nettamente più alti di quelli attuali sarebbero tutt’altro che frutto di speculazione. Stamattina, vi abbiamo pubblicato le stime drammatiche sul pil dell’istituto Mazziero Research, secondo le quali il pil nel primo trimestre crollerebbe del 12-14% su base annua e dell’8-10% nell’intero 2020. In uno scenario così catastrofico, abbiamo calcolato che il deficit dell’Italia esploderebbe a circa 130 miliardi, pari all’8% del pil, portando il rapporto debito/pil sopra il 155%.

Verso nuovi “downgrade”

Pensate che questi numeri siano compatibili con un rendimento decennale del 2%? Non solo i dati di cui sopra impressionano solo a leggerli, ma segnalano una condizione di potenziale forte stress per il Tesoro. I 120 miliardi di maggiori acquisti sinora stanziati dalla BCE dovrebbero essere quasi per intero destinati all’Italia per evitarci il peggio.

Rispetto al 2019, infatti, il maggiore disavanzo fiscale sarebbe superiore ai 90 miliardi. Chi, oltre alla BCE, comprerebbe i nostri bond, i quali quasi certamente sconteranno per giunta declassamenti dei rating ad opera delle agenzie, i quali ci farebbero scivolare in area “junk” o “spazzatura”?

Certo, per contro la crisi non investirà solo l’Italia. Gli altri paesi europei non sorrideranno, perché entreranno un po’ tutti in recessione. Tuttavia, i nostri numeri di partenza si mostrano nettamente peggiori, per cui anche i margini di sostegno all’economia da parte del governo Conte appaiono molto più limitati, indipendentemente dal fatto che la Commissione ci consenta o meno di fare deficit. E non è detto che la BCE non debba intervenire anche per spegnere altri focolai d’incendio sui mercati, magari riguardanti il Portogallo e la Spagna, economie fortemente dipendenti dal turismo.

A meno che Francoforte non cambi del tutto orientamento e finisca per monetizzare i debiti sovrani di tutta l’area, ipotizzare che ci salvi dallo spread con acquisti illimitati appare ingenuo. Lo farebbe solo se la lievitazione dei rendimenti fosse ritenuta non in linea con i fondamentali, ossia frutto di speculazione. Ma con un debito destinato a salire ai livelli sopra indicati e un pil che collasserebbe, pensate per caso che sia speculativo pretendere un rendimento del 3-4% per acquistare BTp a 10 anni? Mala tempora currunt!

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