BTp a lunga scadenza possibili vincitori con il fiume di liquidità in arrivo sui mercati

Un fiume di liquidità si sta riversando sui mercati obbligazionari nell'Eurozona e questo premierebbe i BTp a più lunga scadenza, i più promettenti nell'area, anche se molto rischiosi per le vicissitudini politiche.

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Un fiume di liquidità si sta riversando sui mercati obbligazionari nell'Eurozona e questo premierebbe i BTp a più lunga scadenza, i più promettenti nell'area, anche se molto rischiosi per le vicissitudini politiche.

Il lancio del BTp 1 marzo 2040 tramite collocamento sindacato è stato un successo oggi, stando a quanto riportato da una delle 5 banche incaricate di gestire l’operazione. Gli ordini raccolti ammonterebbero a 23,5 miliardi di euro (dato definitivo?) e il rendimento esitato sarebbe di 12 punti base superiore al precedente “benchmark” ventennale, quello con scadenza settembre 2038, meno dei 16 inizialmente fissati dalla “guidance” del Tesoro.

Non sappiamo a quanto ammonterà l’importo assegnato, mentre conosciamo quello della Spagna per il suo nuovo bond sindacato a 10 anni per 6 miliardi e che di ordini ne ha raccolti ben 30, sempre oggi, a conferma di come l’appetito per i bond tricolori sia inferiore a quanto potrebbe in condizioni politiche ordinarie.

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Tuttavia, innegabile che il successo smentisca per il momento le preoccupazioni di quanti temano contraccolpi negativi per il prosieguo della nostra raccolta, già a livelli più avanzati di quanto non lascerebbe intendere il solo calendario. Tra questa settimana e la prossima, da Germania, Austria, Portogallo e Irlanda arrivano a scadenza tra bond e cedole 40 miliardi di euro, a cui si aggiungeranno altri 30 miliardi a inizio luglio. Se è vero, quindi, che gli emittenti dell’Eurozona starebbero approfittando del crollo dei rendimenti per accrescere l’offerta di debito, d’altra parte la domanda resta elevata anche per via delle numerose e corpose scadenze.

E il rischio di reimpiego si mostra sempre più alto, considerando che i titoli che stanno per essere rimborsati offrivano agli investitori rendimenti più interessanti di quelli a cui potranno attingere con la sottoscrizione di nuovi bond o l’acquisto sul secondario. Per fortuna loro e la disperazione del Tesoro di Roma, ci sono i BTp a fare storia a sé. Rendono i secondi più di tutti dopo la Grecia, praticamente 4 volte un Bonos sulla scadenza a 10 anni, tanto per fare un esempio. Da qui, l’appetito di quanti nei prossimi mesi, man mano che riceveranno i proventi degli investimenti effettuati anni addietro, si ritroveranno impossibilitati nel tenere invariata la remunerazione dei rispettivi portafogli, dovendo fare i conti con rendimenti sempre più negativi e su un tratto sempre più lungo delle curve.

Anche l’Olanda a caccia di rendimento

E se qualche giorno fa vi abbiamo parlato del maggiore interesse dei fondi pensione sudcoreani per i bond esteri, oggi è il turno dei concorrenti olandesi. Secondo l’authority di controllo, sono stati ben 143 i fondi pensione nei Paesi Bassi ad avere mancato i target dei rapporti di copertura, fissati dalla stessa al 125%. Parliamo dei contributi versati dagli iscritti e reinvestiti dai fondi, in relazione al monte-assegni loro dovuto in prospettiva. Nei giorni scorsi, i fondi di metalmeccanici e ingegneri, PMT e PME, hanno ottenuto dall’authority l’abbassamento del requisito al 100% dal 104,3%. Insieme agli altri fondi olandesi, stanno trovando estrema difficoltà ad accrescere il valore degli assets investiti in un ambiente di tassi così depresso. E per questo, vorrebbero che le regole fossero rese più flessibili con riferimento agli investimenti in bond a lunga scadenza.

L’accordo non elimina il problema di come accrescere il valore dei contributi investiti, tanto che molti rischiano di dovere tagliare gli assegni ai clienti pensionati sin dall’anno prossimo, mentre altri hanno dovuto iniziare a farlo nei mesi scorsi. Da qui, la possibile corsa verso assets come i BTp, che specie sul tratto lungo della curva offrono prospettive assai interessanti di guadagno, nel caso in cui i rendimenti tendessero ai livelli del resto della periferia. Se un nostro trentennale rendesse quanto un omologo spagnolo, la quotazione del BTp 2049 s’impennerebbe di circa il 25%. Musica per le orecchie degli istituzionali a caccia di rendimento e valore. Resta il solito problema: in pochi se la sentono di acquistare bond a rischio di declassamento a “junk”, dato lo scarso rating creditizio di cui godono i nostri titoli. Solo con prospettive migliori per Roma, il mercato si butterebbe sui BTp come se non vi fosse un domani.

Rendimenti BTp fin troppo appetibili per i fondi pensione, rating permettendo

giuseppe.

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