BTp 2067 (IT0005217390), oggi collocamento sindacato: ecco perché il titolo fa gola al mercato

Il Tesoro emette nuovi BTp marzo 2067, cedola 2,80%, attraverso un collocamento sindacato. Ecco cosa devi sapere e perché trattasi di un bond appetibile.

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Il Tesoro emette nuovi BTp marzo 2067, cedola 2,80%, attraverso un collocamento sindacato. Ecco cosa devi sapere e perché trattasi di un bond appetibile.

Il Tesoro ha comunicato ieri sera che collocherà via sindacato bancario, con ogni probabilità nella giornata di oggi, la quarta tranche del BTp marzo 2067 (ISIN: IT0005217390), cedola 2,80%. Non conosciamo l’importo offerto, che nelle ultime due emissioni è stato pari a 750 milioni di euro ciascuna. Il bond fu battezzato nell’ottobre 2016, quando risultò il più longevo della storia d’Italia, tanto da essere stato subito nominato dalla stampa “BTp Matusalemme”.

Allora, il prezzo di emissione fu di 99,194 e il rendimento esitato del 2,85%. Già qualche mese dopo, però, nel marzo 2017, a 50 anni esatti dalla scadenza, il rendimento che il Tesoro offriva con la seconda tranche lievitava al 3,438%, per effetto di un prezzo di aggiudicazione crollato a 85,38. E l’ultima volta che è stata emessa una nuova tranche sul mercato è stato nel gennaio 2018, al rendimento del 3,191% e un prezzo di 90,86.

BTp 2067, contratti triplicati e la quotazione s’impenna

L’annuncio di ieri cade un po’ a sorpresa, ma a ben vedere appare molto logico. Il Tesoro può approfittare del crollo dei rendimenti italiani per rifinanziarsi su scadenze molto lunghe. Alla chiusura della scorsa seduta, infatti, il prezzo del BTp 2067 era di 98,59, molto vicino a quello della prima emissione, anche se inferiore all’apice di 101,6 a cui era giunto il giovedì scorso. Ad ogni modo, se il collocamento odierno avvenisse a prezzi in area 98,5-99, il rendimento lordo esitato sarebbe intorno al 2,87%.

Di BTp 2067 ve ne sono in circolazione per un ammontare pari a 6,6 miliardi di euro. In queste prime giornate di luglio, ne sono stati scambiati sul secondario per 1,38 miliardi, oltre un quinto del totale, pari a una media di 4.400 transazioni giornaliere e, soprattutto, si registra una tendenza all’accelerazione rispetto agli 1,56 miliardi di tutto giugno. A maggio, poi, gli scambi si erano fermati in area 402 milioni, cioè risultarono essere inferiori ai 20 milioni di euro al giorno di controvalore.

I vantaggi del BTp 2067

Perché il BTp 2067 risulta appetibile? Offre cedola abbastanza generosa, dati i livelli infimi di rendimento dei concorrenti stranieri dell’Eurozona. La Spagna, ad esempio, offre per il suo Bonos luglio 2066 (ISIN: ES00000128E2) e cedola 3,45% solamente l’1,43% ai prezzi di chiusura di ieri, la metà del nostro bond.

Se immaginassimo che prima o poi i livelli di rendimenti italiani su questo tratto ultra-lungo della curva delle scadenze si avvicinassero a quelli spagnoli, il margine di crescita per le quotazioni del BTp 2067 sarebbe di circa il 35%. Anche solo ipotizzando un assestamento sui 50 punti base al di sopra del Bonos, un po’ come prima della nascita del governo Conte, l’apprezzamento non risulterebbe inferiore al 20%.

Questo bond è diventato molto scambiato e ciò depone in favore del suo appeal, perché si mostra relativamente liquido. E nuove emissioni non potranno che arrivare, se le condizioni di mercato lo consentiranno. Guardando ai titoli di stato in circolazione, notiamo che le scadenze più pesanti non vanno oltre i 25-27 miliardi di euro. E supponendo che il Tesoro non voglia appesantirle oltre un certo rapporto con il pil atteso per allora e anche solo prudentemente calcolando un tasso di crescita nominale del pil del 2% all’anno fino al 2067, ci sarebbe modo per emettere nuove tranche del BTp 2067 per ulteriori 40-50 miliardi, contenendo il bond a un valore totale non superiore all’1-1,5% del pil atteso per allora.

Poiché questa figura ancora come la scadenza più lunga per i nostri titoli, se i rendimenti continueranno a tenersi bassi, il Tesoro avrà persino la convenienza a testare di volta in volta il “benchmark” per segnalare la propria attività sul tratto più longevo e per approfittare dei bassi costi di rifinanziamento e allungare la vita residua media del nostro debito. Si consideri, infatti, che il rendimento extra offerto da questo BTp rispetto al trentennale si riduce ad appena 7 punti base (0,07%), per cui la curva sopra i 30 anni si mostra praticamente piatta, a tutto beneficio delle emissioni ultra-lunghe. Certo, i più interessanti a queste scadenze sono sostanzialmente gli investitori istituzionali, ma anche le famiglie potrebbero adocchiare un investimento da “cassettisti”, magari nell’ottica di lasciare ai figli un asset non soggetto all’imposta di successione e di donazione.

Investire in BTp per i figli e risparmiare l’imposta di successione e donazione

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